giovedì 19 ottobre 2017

ANDARE E STARE IN LIBANO



Prima di partire per il Libano avevo cercato online qualche consiglio su “cose da sapere e da vedere”. Non c'è quasi un cazzo rispetto alla realtà del Libano. Addirittura il solito articolo pubblicato con copia/incolla su più siti. Mi ero riproposta di scrivere, quindi, quello che consiglierei o sconsiglierei.
Prima di iniziare, non dimenticate mai che il Libano, grande poco più dell'Abruzzo, ha 18 religioni diverse; una guerra civile di 30 anni fa circa, e la guerra con israele nel 2007.
Il mio primo consiglio riguarda la prenotazione del volo (non c'è volo diretto dall'Italia a prezzi modici). Prenotate direttamente dalla compagnia aerea e diffidate di siti web intermediari; questo perchè nel caso accada qualcosa e incontriate la necessità di cambiare il volo, vedrete sorci verdi se prenotate con siti web di intermediazione (a me è successo un casino).
Farete quasi sicuramente tappa ad Instabul per qualche ora. Non è vero che negli aeroporti turchi c'è il wi-fi libero. Dovete consumare ai ristoranti supercari al secondo piano e lì vi daranno la loro password. Al primo piano c'è la “terrazza”, dove si può fumare....trattasi di gabbia in vetro dove il fumo ti entra nei polmoni anche senza accendere la sigaretta. Negli aeroporti di Instabul è pieno di coloni israeliani e/o rabbini (lo dico per chi come me avrebbe voglia di prenderli a calci in culo). In Libano gli israeliani non possono entrare e non entri anche se hai un timbro di israele sul passaporto (idem come sopra).
Ora....siete arrivati a Beirut...e avete il primo grosso problema: come lasciare l'aeroporto.
L'aeroporto è su due piani. Al primo piano (quello degli atterraggi) ci sono fuori i taxi che aspettano. Attenzione, questo sarà uno dei punti fondamentali della vostra permanenza in Libano. I taxi in Libano non hanno tassametro e i prezzi delle corse vengono fatti dai tassisti in base a molti fattori: siete simpatici o no, siete turisti o no, quante valigie avete, in quale hotel andate. In ogni caso, cercheranno di fregarvi i soldi, e non pochi. Non ci sono bus da e per l'aeroporto (tranne uno che si ferma ad un km di distanza). Se, invece, prendete la scala mobile e andate al secondo piano, troverete fuori qualche tassista abusivo. Il discorso di fregarvi i soldi vale uguale, ma sono comunque più economici. Sappiate comunque che dall'aeroporto a Beirut il prezzo non dovrebbe superare il 20 mila pound libanesi. Mille pound libanesi corrispondono a un euro e settanta. Non prenotate mai il taxi tramite hotel, c'è un ulteriore sovra prezzo.
Poichè non avrete internet sul telefono, escludete la possibilità dell'app “uber”, che c'è...ma senza internet...ciaone.
Alloggi:
gli hotel a Beirut sono carissimi. Consiglio comunque il Rage hotel ad Hamra. E' un vecchio hotel con vista sugli hotel distrutti e schiacciato da quelli nuovi. Mi sono trovata benissimo. Prezzi più che accettabili.
Funziona molto bene airbnb, ma anche qui c'è da fare molta attenzione. Su 3 posti dove ho alloggiato, uno era una fregatura perchè non era un appartamento, ma un dormitorio di 8 piani nel porto industriale di Beirut. Stanza senza finestra, senza aria condizionata e impossibile dormire con la porta aperta perchè dava direttamente su tutti i traffici nelle strade del porto. Ho passato lì solo una notte, dopo aver pagato la settimana intera su airbnb e chiesto il rimborso (mi rimborsano solo due notti). La zona con meno “sorprese” per airbnb è quella di Hamra, ed è anche quella dove troverete tutto perchè è la zona dell'università americana. Molto, ma molto cara.
Armenia streeth, invece, è la zona di pub e locali. Bella, troppo hipster per miei gusti e troppo cara. Ma se volete farvi una birra andateci. Qui troverete anche una scalinata dipinta dove ogni tanto fanno degli eventi a “birra free”. Non consiglio ristoranti perchè non ne ho provati, troppo cari. Ho mangiato il classico pane arabo con zaatara o formaggio sia a pranzo che a cena tutti i giorni. Quasi meglio di quello in Palestina, ma avendo mangiato solo quello, credo che per un bel po' non mi mancherà. L'acqua del rubinetto non è potabile e non ci potete nemmeno cucinare, perchè è quella diretta dal mare. Questo significa che dovrete comperare bottiglie d'acqua, ma significa anche che l'acqua per lavarvi è quella che è. Non è solo salata....purtroppo il mare del Libano ha vissuto il più grande disastro ambientale del Mar Mediterraneo, nel 2007. israele bombardò una petroliera per due giorni. Per ben 10 giorni, israele, impedì ai libanesi di avvicinarsi per fermare la fuoriuscita di petrolio e spegnere le fiamme. Morirono tutti i pesci e il petrolio arrivò sulle spiagge e quasi fino in Turchia. Stimarono 10 anni per la completa riabilitazione del mare, ma se oggi andate su una spiaggia di Beirut e scavate un po' con le mani, vi uscirà ancora il greggio.
Pertanto noterete subito i danni di quell'acqua sulla vostra pelle e sui vostri capelli (per non parlare dell'incremento di tumori in questi dieci anni). Altresì in tutto il Libano, la corrente elettrica viene interrotta tutti i giorni per 3 ore. Tutte le case hanno il generatore, le strade pubbliche, invece, non hanno illuminazione. Internet funziona a colpi o non funziona proprio.
Beirut rispecchia il resto del Libano: un piccolo territorio per un'infinità di realtà completamente diverse. Il quartiere armeno è completamente diverso da quello di Ashrafieh nonostante siano entrambi quartieri cristiani, quest'ultimo non ha nulla di interessante e non troverete persone amichevoli né ospitali. C'è poi il centro di Beirut, vicino alla grande moschea (ricostruita) e al famoso cinema distrutto. Il centro di Beirut è il quartiere governativo, chiuso fino a pochi mesi fa per questioni di sicurezza. E' completamente ricostruito e riaperto al pubblico, ma totalmente deserto. Per anni i libanesi non potevano entrarci e quindi non ci vanno nemmeno oggi, non hanno abitudine. Oltretutto è la zona più a rischio di autobombe. Lì vicino c'è il suk. Il suk di Beirut è un megacentro commerciale. In tutta Beirut troverete un paio di negozi da souvenirs in Armenia streeth (carissimi) e qualche negozio ad Hamra, ma non nella via centrale (dietro, dove c'è la zona più povera). Qui troverete qualcosa di artigianato, ma poco del Libano. La maggior parte dell'artigianato proviene dalla Siria (non arriva quasi più nulla da anni), dalla Turchia, dall'Iran (tappeti) e dal Marocco. Troverete molti prodotti dalla Cina e dall'India.
La cosa più interessante da vedere a Beirut è la “casa gialla” sulla via verde. La via verde è una strada che durante la guerra civile era piena di cecchini. Per questo motivo non si transitava sulla via che ha visto i segni della trascuratezza crescere. Una di queste trascuratezze è stata la crescita della vegetazione; l'ha resa verde e da qui il nome.
La casa gialla (che è, appunto, gialla) era di una famiglia libanese che l'ha abbandonata con la guerra civile. La casa era diventata la postazione di una falange cristiana maronita. Le pareti sono piene di fori di proiettili. 4 piani lasciati intatti dai segni di guerra e valorizzati da una sapiente ristrutturazione durata 30 anni. Ora è un museo che da mesi ha aperto e sta ospitando la mostra di un'artista sulla guerra civile. La casa gialla ha ingresso gratuito perchè il pensiero che la caratterizza è “non lucrare sulle vittime”. Ovviamente questo progetto non vede l'appoggio delle istituzioni (corrotte) né delle varie fondazioni (tipo banca Audi). Sia la casa che la mostra sono “giuste”, e per questo molto emozionanti.
Nonostante tutta Beirut sia sul mare, non è possibile accedervi se non andando verso sud. Questo perchè lungo tutta la sua costa è zona di porto (militare, industriale, il faro) o con gettate di cemento.
Proviamo a lasciare Beirut. Avete tre possibili mezzi di trasporto: il taxi (carissimo), l'autobus (economico, ma non per tutte le destinazioni) e il service-minibus (economico e quasi per tutte le destinazioni, ma molto pericoloso nella guida). Sui service, come nei taxi, il prezzo viene fatto a simpatia e a gara a chi frega più soldi.
Il sud del Libano merita, incontrerete palestinesi e siriani soprattutto a Tiro, che è vicina a Sidone. Entrambe distrutte da israele. A Sidone c'è il suk e la medina storica , direttamente sul mare.
A nord c'è la tanto rinomata Biblos (dove è stata inventata la scrittura dai fenici). Se avete soldi è il posto per voi. I cristiani (che hanno il controllo qui) hanno trasformato il suk in una zona di locali per happy hour e negozi di souvenir. Bella la spiaggia di Biblos, forse la più bella che ho visto in Libano. Da Biblos ci sono i service-minibus per la montagna del Libano. Paesaggi completamente diversi da quelli che avrete visto fino ad ora, ma assolutamente inospitali (sotto il controllo cristiano). Troverete migliaia di chiese, altarini e statue della Madonna. Ero stufa di vedere sta donna dappertutto....
La città che merita veramente è Tripoli, a nord. Vi troverete ad un'ora di strada dalla Siria. E da una delle fermate abusive di Tripoli, partono i service-minibus che con 10 dollari vi portano in Siria.
Tripoli è sotto il controllo musulmano, sembra di essere in Palestina. C'è il suk, c'è la medina, ci sono gli hammam, ci sono le moschee, ci sono i baracchini che vendono il cibo. Tutto economico ed ottimo cibo.
Il porto di Tripoli è stato distrutto da israele, ma la zona turistica è stata ricostruita ed è bellissima. Prima di arrivare, tramite il lungomare, a quella zona ricostruita..vedrete una moschea con giardino. Se lo attraversate, dall'altra parte vi si aprirà un mondo di sera. Una specie di piazza con tantissimi baracchini che fanno qualsiasi tipo di cibo: sandwich di pesce, pizza, pannocchie, gelato, carne, crepes, caffè e thè. Tutto molto economico e buonissimo. Tripoli ha anche un castello (se ci andate di prima mattina è ad ingresso gratuito) ed è il punto più alto della città per una vista panoramica mozzafiato.
Dove alloggiare a Tripoli? Anche qui funziona bene Airbnb. Caratteristico il Levantine Institute, dove fanno i corsi di lingua araba ed affittano anche tramite airbnb.
A Tripoli così come a Sidone troverete gli artigiani del sapone. Entrambe le città fanno parte della “via del sapone” assieme ad Alepp e Damasco in Siria e a Nablus in Palestina.
Vi consiglio di comprarlo a Tripoli da una famiglia che lo fa da 200 anni. Si trovano al piano superiore di un caravanserraglio di origini egizie che non ha avuto alcun restauro (purtroppo). Fate attenzione: i negozi nuovi che vedrete al piano terra non hanno nulla a che vedere con gli artigiani al secondo piano, anzi..sono lì per portar via un po' di clienti. La famiglia artigiana che sta nell'antico caravanserraglio vive in assoluta povertà.
In generale consiglio di non dimostrarvi da subito simpatizzanti di Palestina e Siria con chiunque vi capiti. Ricordo quello che ho detto all'inizio: 18 religioni diverse.... Qui i palestinesi e i siriani sono profughi che vanno ad incrementare il numero dei musulmani. Come avrete capito, alcune zone, sono in mano ai cristiani, è può essere che vi troviate a parlare con qualcuno che in passato ha massacrato i palestinesi.
Altri consigli: quando contrattate un prezzo (taxi o negozi o hotel) specificate bene se stanno parlando di dollari o pound libanesi, perchè questo crea davvero spiacevoli sorprese. Non portatevi e non girate con banconote troppo usate o rotte perchè non ve le accetteranno e non ve le cambieranno. Le banche in Libano non possono cambiare soldi. Non fotografate i carro armati o i soldati; vi faranno cancellare le foto.
Quando ripartirete dall'aeroporto di Beirut consiglio di non acquistare nulla, è tutto davvero carissimo, se non le sigarette, ma dopo aver passato i 3 checkpoint ed essere nel duty free.
Il governo del Libano è corruttisimo e sta portando il Paese al crack finanziario. Questo ha molte conseguenze:educazione, sanità, servizi, edilizia.
Poco tempo fa, l'azienda che raccoglie i rifiuti a Beirut è entrata in sciopero per i mancati stipendi. Lo sciopero è durato 6 mesi. La produzione di rifiuti a Beirut è enorme e per 6 mesi sono rimasti lì, dappertutto. Oggi è in mano ad una ditta privata, che passa in continuazione a raccogliere i rifiuti (anche 3 volte al giorno e i cassonetti sono sempre pieni) per portarli su una montagna o su un fiume....poi li bruciano a cielo aperto. Nonostante questo, le spiagge del Libano sonno piene di rifiuti per una mancata educazione alla popolazione.
Complessivamente: per chi ha gli occhi come i miei, che soffrono nel vedere la sofferenza umana, animale e del pianeta...il Libano è durissimo.





martedì 17 ottobre 2017

ACCORDO HAMAS-FATAH-LEVIATHAN

Buonasera Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. Sono in Italia (con rientro di largo anticipo, ma amen). Inizio a pubblicare il primo di una serie di articoli che preferisco pubblicare da qui....



Interessante la nuova “pace” fra Hamas e Fatah per avere un unico governo in Palestina; ed accolta con entusiasmo da tutte le fonti ufficiali (non posso dire semplicemente da “tutti” perchè per i palestinesi forse non è così).
Sono certa che il più entusiasta per l'accordo è la British Oil.
La British Oil possiede il 60% del pozzo di gas Leviathan. I giacimenti di gas sono due: uno davanti a Gaza (quello più grande); e l'altro sul confine, o almeno sulla carta, fra Gaza e i territori occupati del '48. Certo, israele, se ne infischierà come al solito e cercherà di prendere tutti e due i giacimenti; ma i punti che mi interessano di più in questo momento sono altri.
La British Oil aveva richiesto come punto fondamentale per iniziare le estrazioni, un unico governo palestinese. Ecco perchè credo che la British Oil sia entusiasta della “pace” fra Hamas e Fatah.
British Oil ha il 60%, il fondo per la Palestina ha il 10%...Chi ha il 30%? Il Libano.
Hanno stimato che con quel 10% di gas, ci sarà energia per Gaza e per la West Bank per molti anni ed avanzerà per l'esportazione. In questo modo la Palestina guadagnerà due volte perchè finalmente avrà una fonte d'energia e risparmierà soldi non comprandola da israele.
Il gas del quali vi sto parlando, finirà in Puglia.
Ma, notizie a parte, quello che non mi tornava in questi giorni..è che sono in Libano ed è CERTO che presto inizierà la guerra contro israele. Questo va decisamente contro l'ondata di normalizzazione che la politica palestinese sta portando avanti. Insomma, come mai in un clima di “pacificazione”, il Libano è pronto ad entrare in guerra contro israele?
Che una nuova guerra civile e un'altra guerra contro israele stiano per iniziare, ripeto, qui è certo. Con una guerra interna ed una contro israele (che ovviamente riceverà il solito appoggio usa/europa), si creerà una prolunga di ciò che c'è già in Siria. Ma, in fondo, Hezbollah sta partendo proprio da lì, dove ha già pronti i nuovi arsenali bellici e 10 mila uomini.
Quello che ancora non riesco a prevedere è se Hezbollah verrà lasciato dalla Palestina con questo nuovo asse Hamas-Fatah (e godrà del solo appoggio di Iran/Siria/Nord Corea); oppure se questa “pace” fra Hamas e Fatah è solo uno specchietto per le allodole.
Un piccolo particolare sulla possibile guerra civile: negli anni passati il Libano ha accolto i profughi siriani che assieme ai profughi palestinesi già qui, sono andati a far triplicare il numero dei musulmani in Libano. I cristiani in Libano odiano i siriani ed i palestinesi, ma sarebbe meglio dire che li temono soprattutto numericamente. E c'è qualcun altro qui che teme..
Qualche mese fa la polizia libanese ha arrestato 4 uomini con l'accusa di essere pronti a farsi saltare in aria (kamikaze). 3 di loro sono morti nella prigione libanese sotto tortura. La gente si è incazzata e il governo libanese ha vietato qualsiasi manifestazione. Il governo libanese (corruttissimo) sta per portare il Paese vicino al crack finanziario e questo sicuramente sta preoccupando i principali collaboratori finanziari. In Europa i maggiori partner finanziari del Libano sono Italia e Francia.
L'Italia qui è dappertutto; addirittura nella piazza della zona governativa a Beirut c'è il palazzo delle Assicurazioni Generali che si impone sulla piazza. Direi che è più di una simbologia.
Il porto di Tripoli, distrutto da israele nel 2007, è stato ristrutturato splendidamente dall'Italia. Forse un modo per chiedere scusa al Libano, per aver appoggiato israele?

Buona parte dei danni dell'attacco israeliano del 2007 e della precedente guerra civile sono ancora lì, visibili e respirabili (ma di questi parlerò in un altro articolo). Tremo al pensiero dello scenario che si intravede.


mercoledì 11 ottobre 2017

70 MILA DISPERSI

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano.
Come avevo già scritto, c'è una casa distrutta dalla guerra civile a Beirut, che viene chiamata "la casa gialla". E' l'unica che è stata resa museo grazie alla caparbietà di una donna architetto che ha fatto un lavoro enorme. 20 anni per realizzarla causa corruzione esistente nel governo libanese. La donna non ha mollato. Non ha toccato le pareti crivellate dagli spari nè le parti distrutte se non con vernici trasparenti per impedire che si sgretolassero. Ha lasciato tutto com'era; per non dimenticare nè cancellare.
Al suo interno, un'altra donna, ha creato una mostra bellissima. Due piani di questa mostra sono dedicati ai "dispersi" della guerra; l'artista ha installato 70 mila bacchette verdi accompagnate da una poesia con la sua voce e dalle pareti piene di fori dei proiettili.
70 mila come il numero dei "dispersi".
Perchè, questo, oggi? E perchè voglio divulgarlo?
Perchè la guerra in Libano sta per scoppiare un'altra volta.


Biblos

Oggi ho visto Biblos, dove è stata inventata la scrittura.

Non mi è piaciuta, non è posto per me. Ho sentito la stessa energia negativa di quando ero nella guest house sulla montagna. Quindi ho cercato di capire da dove usciva quest'energia negativa....
Biblos è architettonicamente bella, ma è stata trasformata in suk per ricchi con negozi di souvenir (dove il 90% dei prodotti non è del Libano) e ristoranti con "happy hour". Non vedi in giro l'uomo del caffè con il suono tipico che fanno con le tazzine in mano, nè i carrettini della frutta, nè i chioschetti dei succhi di frutta o similari.
La "comunità cristiana" ha spazzato via tutto per far spazio al Diodenaro.
Vengo da un Paese che è "cristiano" e non faccio discriminazioni di religione..non me ne frega nulla se credi o non credi e in che dio credi...
Ma la realtà cristiana che ho trovato qui in Libano, mi ha veramente rotto i coglioni. Non sono ospitali, pensano solo ai soldi, sono rudi e brutti.
Così come ho sentito l'energia negativa sulla montagna, l'ho sentita anche oggi; sono le persone che la vivono, questa terra, a farla oro o merda.
Quindi, pubblico solo la foto di una porta del suk piena di scritte di chiunque, e il mare, che come qui a Biblos non l'ho visto in altra parte del Libano. Del "perchè" il mare sia così solo qui, lo spiegherò in un video report quando torno.


domenica 8 ottobre 2017

UNA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE III PARTE: FINE



“Dove eravamo rimasti?” diceva Enzo Tortora quando riprendeva Portobello.....
Ero nel buco del culo di una realtà cristiana, imperialista, schiavista, capitalista. Il penultimo giorno alla guest house (per onestà non la chiamo più fattoria), mi hanno comunicato che toglievano la stanza perchè nel week end era pieno di clienti; mi mettevano a dormire nella dispensa, per terra.
Sinceramente, un po' perchè non sono riuscita a portare nessuna aria di libertà per queste persone, un po' perchè anche io ho patito; ho rivoluzionato i piani di viaggio.
Abbiamo lasciato ieri la guest house ed ora siamo a Tripoli (sempre in Libano, non in Libia).
Sono venuta qui con l'idea che la proposta era interessante: aiutare dei poveri contadini sulle montagne del Libano nei lavori della fattoria. Ho trovato una guest house fatta da ricchi, per ricchi che sfrutta i migranti e i volontari come me. Ho trovato una valle (in mano ai cristiani come se fosse una roccaforte) ostile, non ospitale fino all'ultimo momento.
Per venire via da lì ho fatto l'autostop....in Libano..Il tipo che si è fermato con l'auto diceva di fare il cuoco, ma credo fosse dei Mukabarak. Dapprima ha dimostrato il suo potere mettendo paura con la velocità dell'auto; poi cambiando strada, prendendone una secondaria non popolata, poi con i suoi discorsi razzisti e fascisti verso i siriani ed i palestinesi.
Ah, faccio un passo indietro: siriani e palestinesi non sono ben visti qui. Un po' per vicende storiche un po' per il numero dei profughi in continuo aumento.
Una volta ripresa la strada principale, dovevamo prendere l'autobus. Per una settimana nella guest house non ho mai dormito, nonostante la bellissima stanza, il silenzio ed il buon cibo. Non so perchè, ma l'energia negativa che emanava la terra e quella casa forse ha provocato il non dormire.
Torniamo all'autobus.... Felice di essere su un normalissimo autobus verso Tripoli, quando arrivo a destinazione ci chiedono di pagare per 4 perchè avevamo due valigie?!!!??
Di pagare per 4 perchè avevamo due valigie è la prima volta. Che tassisti, bus, baristi, etc.etc. cerchino di fregarti i soldi, accade dal primo giorno.
La Siria e la Palestina sono ad un'ora da qui. Un'ora.... che la smettessero con sto cazzo di nazionalismo e razzismo! Un'ora di strada sulla terra significa che siete/siamo gli stessi, forse anche parenti. Questa notte a Tripoli, in una stanza brutta, senza finestre, piena di zanzare e con il bagno in comune.. ho dormito fino al mattino.
A proposito di quest'ennesima esperienza nel Medio Oriente, mi viene in mente Frantz Fanon: “black skin, white mask” (pelle nera, maschera bianca).
Il razzismo ed il colonialismo non hanno alla base il colore della pelle, ma l'economia. Cristiani e musulmani che sfruttano i più deboli venerano solo il Diodenaro, non Cristo o Allah.
Ho abbastanza il morale sotto ai piedi perchè le aspettative per il ritorno in Medio Oriente erano altre ed anche perchè questo viaggio sono riuscita a farlo con i soldi che ho guadagnato pulendo i cessi in Spagna (e vengo qui e mi fregano i soldi...). Molti di voi mi hanno scritto che vorrebbero essere qui con me.
Beh, guardate, per me oggi è meglio non viaggiare e vedere. Forse non è più il tempo per farlo, forse sono i miei occhi ed il mio cuore che non sopportano più. Tornerò in anticipo sui tempi per vari motivi e mi ingabbierò nella mia nuova casa in sasso su in montagna. I lavoratori della guest house, invece, saranno lì...tutti i giorni ad ingoiare merda; perchè io confronto a loro sono comunque privilegiata.
Credo che in quanto tale, mi sia d'obbligo continuare a denunciare i crimini della “white people”, senza distinzione, come sempre. Sarà sempre un lungo lavoro anche se non sarò in prima linea.
Al prossimo report dal Libano. Per ora, alla storiella di aria di rivoluzione, metto la parola “FINE”.

p.s.:allego una foto della valle, giusto per rendere l'idea.... 46 chiese in una valle, migliaia di croci ad altarini. Questa non è quantità di fede, è quantità di potere. I cani per segnare il territorio pisciano, anche solo se hanno una goccia. Ecco, uguale.



giovedì 5 ottobre 2017

QUELLA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE - II PUNTATA


Quella piccola aria di rivoluzione che ieri mi era passata sotto al naso, era solo aria del mio culo molto probabilmente.
Ecco cos'è accaduto oggi...:

  1. La ragazza etiope era contenta che il padrone schiavista aveva cazziato la donna vietnamita perchè qualche giorno fa, le due, avevano litigato per un paio di calzini spariti.
  2. La donna vietnamita ha ricevuto il messaggio della “madam” che quando tornerà dal suo viaggio in Uzbekistan, metterà le cose a posto e ha richiamato alla sua responsabilità di non lasciare la guest house scoperta. Quindi, oggi, era qui a lavorare tutto il giorno di nuovo.
  3. E' già arrivato un altro ragazzo dalla Siria per sostituire quello che se ne è andato.
  4. Abbiamo lavorato tutti più di ieri.
  5. Tutto oggi sembrava come se ieri fosse ieri; nulla era accaduto.

Questa piccola realtà rispecchia benissimo le battaglie che continuiamo a perdere.
E nessun rivoluzionario verrà qui a fermare questi schiavisti, perchè oggi, i rivoluzionari si muovono per motivi economici (Hezbollah compreso).
Ieri notte ho dormito tutta la notte e senza incubi, era la prima volta da quando sono qui. C'avevo creduto, cazzo.
Chi nasce sognatore in un mondo così di merda, vive di merda per tutta la vita e passa tutta la vita a lottare sognando il lieto fine.
Mi piacerebbe un casino chiudere questo racconto con un lieto fine come i film sion-americani fanno.

Ci credo ancora, è per questo che ho scritto “seconda puntata” e non “fine”.

mercoledì 4 ottobre 2017

UNA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE




Vi racconto la storia che stiamo vivendo, qui, su una montagna del Libano.
Io e G. siamo venute qui tramite Workaway (in pratica con qualche ora di lavoro al giorno, in cambio hai vitto ed alloggio). Il luogo veniva decantato come fattoria, ma in realtà ci siamo subito rese conto che è una guest house per ricchi; molto new age ed anche shabby. I proprietari sono degli schiavisti che fanno lavorare il personale per circa 16 ore al giorno. Ci sono due ragazzi siriani, una ragazza etiope ed una donna vietnamita. Quest'ultima è qui in Libano da 12 anni, da due anni in questo posto. E' la cuoca, ma è anche diventata la persona con la maggiore fiducia da parte della signora ( o come la chiamano loro, della “madam”).
Ebbene, la madam ed il figlio forse si aspettavano che anche noi lavorassimo 16 ore al giorno senza fiatare e soprattutto senza mangiare. Io e G. abbiamo preso le distanze ed imposto i nostri ritmi.
Non so se questo sia stato preso dal gruppo di lavoro, come un'aria nuova. Fatto è che dopo il primo giorno passato con loro a filtrare l'aceto di mele (quantità industriale) e raccogliere le noci e fare le pulizie.... c'hanno visto come “dei loro” e non come “white people”. Ad uno dei due ragazzi siriani è arrivata la notizia che il padre era morto, in Siria. Decide di rientrare subito in Siria, ma quando ha tutti i documenti ed è all'aeroporto comunica che non tornerà più qui perchè è stanco del troppo lavoro. Ieri la ragazzina etiope ha piantato i piedi per avere i suoi giorni di riposo che ha di diritto. Oggi... l'altro ragazzo siriano ha comunicato al proprietario che domenica tornerà in Siria e non tonerà più. Dopo però, c'è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso:
Oggi a pranzo c'erano 25 persone, poi il figlio ne ha aggiunte altre 2 e quando avevano finito di mangiare, sono arrivate altre 3 persone. La ragazza vietnamita è da ieri sera che stava attaccata ai fornelli per preparare il pranzo. Il proprietario oggi ha avuto la brillante idea di far fare anche la marmellata (oltre ad avere aggiunto, come ho già detto, altri commensali). Così la poverina, disfatta ed in totale panico perchè non c'era più cibo, si è dimenticata di servire uno dei due dolci.
Alle 19,00 il proprietario se ne è andato, io ero ancora attaccata al fuoco a cucinare la marmellata e la donna vietnamita era già in cucina a preparare il pranzo per altre 30 persone per domani.
Dopo circa 20 minuti il proprietario l'ha chiamata al telefono dicendole che se faceva un altro errore così, non le avrebbe pagato gli ultimi due mesi di lavoro. Lei ha iniziato a rispondergli che giornate così sono insostenibili e che lui se ne fregava del personale lavorativo. Risposta di lui...alla persona di fiducia che lavora 16 ore al giorno..: “puttana”.
Lei è andata fuori di testa e gli ha comunicato con un messaggio vocale che domani sarà il suo ultimo giorno di lavoro qui e che torna in Vietnam.
Non tengo certo le parti di Hezbollah, ma gentaglia capitalista/colonialista/schiavista così, meriterebbe che Hezbollah (che oltretutto sta nella vallata qui a fianco) venisse qui a tagliargli la testa e a consegnare la pseudo fattoria a questi lavoratori.
Non so se io e G. abbiamo portato involontariamente aria di rivoluzione o se semplicemente siamo arrivate quando il gruppo era già pieno di ingiustizie ed è esploso. Non so nemmeno dove cazzo andremo io e G. domani e la situazione non è certo delle meglio. Ma, sono certa, di preferir vivere una rivoluzione che dover accettare ingiustizie senza saper come cambiarle, solo per avere un letto ed un pasto. Anche se sono su una montagna in Libano.

Seguiranno aggiornamenti sulla rivoluzione di Mohammed, Bassel, Uan e Mabel.

domenica 1 ottobre 2017

.....NO....

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. In questi giorni, per puro caso perchè a Beirut giriamo sempre a piedi, sono incappata in due zone di povertà estrema. Il primo motivo per il quale sono venuta qui era andare nei campo profughi e documentare come faccio sempre. Ho decisamente cambiato idea e spiego perchè..
Cosa vado a fare nei campi profughi del Libano? A vedere come stanno? Io lo so già come stanno, di merda. Stanno come i profughi in Palestina e in Giordania.Forse un pò peggio o forse un pò meglio. Ma, davvero, per fare qualcosa, devo andare lì stile "white colonialism", puntargli la telecamera, invadere le loro vite, la loro dignità e filmarli? So già che stanno di merda, se voglio fare qualcosa non serve intromettermi con la violenza della telecamera nelle loro vite.
Lotto tutti i giorni per la libertà di tutti, ho sacrificato la vita per questo. Il mio pensiero non cambia, ma non è necessario stuprare gli occhi di un bambino con lo zoom. Quindi, di seguito un breve messaggio:
"dear brothers and siters in the refugee camp in Lebanoon and in the world, I will not come to visit you, because I know you have a shit life, without rights, without freedom, without water. It's not necesary that i come to visit you and put my camera in yours faces and in yours life and kidnapping yours dignity. I fight evry day for the freedom of evryone, the yours too. I will continue to fight and what I will do, doesn't depends if I visit you or not with a videocamera. I know what there's in your children's eye, without a zoom. I think, maybe, it could be good make a movie about the "white colonialism"... I feel confortable shot by a videocamera to the "white people". 
All my respect.". 

giovedì 28 settembre 2017

UNA FRECCIA NEL CUORE: BEIRUT



E' il mio primo giorno in Libano e voglio vedere Beirut per iniziare a capire un po' di questa terra. Ho camminato tutto il giorno e ricevuto un dono: per puro caso ho trovato un “museo” che sta per essere aperto e siamo entrate. (alcuni piani non sono ancora finiti). E' la “casa gialla” sulla linea verde. La linea verde è una strada che durante la guerra era piena di cecchini. Tutti gli abitanti, pertanto, abbandonarono quella strada e la vegetazione iniziò a crescere, a crescere con il tempo e a renderla, appunto, verde. Fra i tanti grattacieli che ora popolano Beirut, ci sono diversi palazzi bombardati. La casa gialla è uno di questi.
Ebbene, anni ed anni di lavoro ne hanno fatto un museo aperto a tutti gratuitamente. La particolarità è che è stato lasciato tutto intatto. Addirittura spruzzando una colla trasparente sulle pareti per non far sgretolare quei muri pieni di storia. Al suo interno un'artista donna ha commemorato ciò che è stato. Due piani sono pieni di bacchette di legno verdi. Esattamente sono 70 mila, come il numero dei dispersi (quindi che ancora oggi non si trovano i corpi) durante i bombardamenti. All'installazione si aggiunge un effetto sonoro e la poesia in voce dell'artista. Toglie il fiato.













Altri edifici portano i segni dei bombardamenti, come l'hotel holiday inn sul lungomare.
Tutto questo, ripeto, fra grattacieli, centri commerciali, luci, auto, etc.etc.
La maggior parte dei nuovi edifici sono vuoti; le case bombardate sono anch'esse vuote...
E' nella periferia che si concentra il traffico ed il maggior numero di persone, di rumori, di inquinamento, di spazzatura. E' stato sovente vedere persone (vecchi e bambini) rovistare nella spazzatura. Più di una volta, abbiamo incontrato bambini fatti duri di droga.
Sono le diverse facce di Beirut che si incontrano e si guardano negli occhi. Le case bombardate non vengono demolite, quindi non c'è voglia di dimenticare.
L'impressione che ho avuto (ma può essere che cambi, visto che è stato solo un giorno) è questa:
ok, qui non c'è israele e nessun israeliano può entrare. Ci sono però gli stessi problemi della Palestina, ma ingigantiti all'ennesima potenza. Migliaia di rifugiati dalla Siria e dalla Palestina, milizie, bande, droga, case vecchie e nuove vuote, centri commerciali, devastazione del territorio. La mia impressione è che tutto stia per esplodere.
Beirut è il centro economico e finanziario del Medio oriente. L'Italia e la Francia sono i migliori partner del Libano finanziario. Mi sembra tutto legato ad un filo...

p.s.: non pubblico molte foto né i video che ho fatto perchè ne farò un video report più completo al mio ritorno.



Sono in Libano, a Beirut. Bacio questa terra che mi ospiterà per un po'.


lunedì 25 settembre 2017

ARRIVEDERCI RAGAZZI!




“Arrivederci ragazzi” è il titolo di un film di Louis Malle. Nella scena finale del film, alcuni ebrei che vengono portati ad Auschwitz e Mauthausen, salutano dicendolo nonostante siano consapevoli che non torneranno. Vivono quegli ultimi attimi di libertà con il sorriso di salutare i compagni.
Oggi, sono i palestinesi....oddio, lo sono da 80 anni, ma sono i Palestinesi. E di questo devo riconoscere il merito ad israele poiché sta sterminando un popolo sfruttando uno status sociale...: oggi, le vittime sono eroi, ed in quanto vittime, tutto gli è concesso. Ma, israele, ha un merito ben più grande di questo.
Israele c'ha fatto tutti Palestinesi. Siamo repressi, oppressi, cacciati, arrestati, uccisi, privati della libertà, imprigionati, torturati, senza sovranità, senza futuro. Io stessa ho alcune di queste situazioni e, nel mio caso, proprio per mano israeliana.
Ecco, allora, credo sia fondamentale non ripetere la stessa tattica.
1) Sono Samantha perchè ho fatto alcune cose in questi anni e se alcuni di voi mi reputano coraggiosa, che sia per questo, per le scelte che ho fatto, per la mia etica; e non perchè mi hanno sparato, rapita, etc.etc..
  1. Uscire dal circolo vizioso dove c'hanno cacciati. Iniziamo a riprenderci la vita.
    Ho trovato una casa in sasso, vicino al fiume, con il frutteto, il bosco, l'orto. Distante da Bologna... mi trasferisco lì, dove vado a prendere l'acqua da bere nel bosco, dove gli incontri nelle passeggiate sono i cervi e i cinghiali, dove raccolgo le mele dalla pianta e le mangio. Spazio, tempo, silenzio..per riflettere, crescere. Continuare quel percorso di liberazione di se stessi per poi liberare gli altri esseri viventi.
  2. Vite che si sono messe per tutta la vita fra i mostri e le vittime. Possiamo capovolgere la situazione e pensare “io, metto te, mostro, difronte a me”.
Come avevo già scritto, sto partendo per il Medio Oriente. Mi fermerò poco, e non vado ovviamente in Palestina, dove non posso più entrare. Ma mi fermo giusto il tempo per gridare la vendetta; e per me la vendetta è la Verità. Scriverò e riporterò ciò che vedo per rispondere come i Palestinesi mi hanno risposto oggi... “si sta realizzando la normalizzazione?”; loro mi hanno risposto “MAI, NON ACCETTEREMO MAI CHE L'ORRORE DIVENTI NORMALE”.

Arrivederci ragazzi, vado a mettere il mio solito dito medio in culo ai mostri. A presto. Quando torno vivrò nella mia casa in montagna. Inshalla

p.s.: ricordo che non leggo né rispondo ai commenti.


lunedì 11 settembre 2017

LA COERENZA



Ieri su facebook ho trovato una notizia che mi ha ricordato il video di Vittorio Arrigoni; quello da Gaza nel quale chiedeva al sionista Saviano “come si fa ad appoggiare israele che brucia centinaia di bambini e nello stesso tempo lottare contro Brusca che ha bruciato un bambino nell'acido?”. Coerenza....
La notizia di ieri è quella che vedete in foto e presa dalla pagina sionista di “progetto dreyfuss”: il magistrato Pier Camillo D'avigo, assieme ad altri magistrati, è stato in quella terra che si chiama Palestina (che viene definita “israele) a piantare gli ulivi in memoria dei magistrati uccisi in Italia.
Anche qui, d'impulso..verrebbe da richiamare la coerenza..
Poi, se uno si ferma un attimo e pensa, capisce che invece sono stati assolutamente coerenti.
E' coerenza quella di D'Avigo nell'andare in una terra occupata con mezzi nazisti per piantare gli ulivi in memoria dei suoi colleghi. E' coerenza per chi fa SELEZIONE di vite umane. E' coerenza per chi imprigiona e toglie la libertà. E' coerenza per chi approva il 41bis. E' coerenza per chi toglie i libri a Nadia Lioce in prigione al 41bis. E' coerenza per chi applica la tortura (quale è il 41bis). E' coerenza per chi agisce non per pietà, ma per regole create dagli stessi.
Anni fa mi adoperavo per la lotta contro la mafia; e non è che oggi posso pensare che “il nemico del mio nemico diventa mio amico”. Ma si fa un percorso e nella lotta per la libertà si capisce “chi sta dall'altra parte”. Vittorio non ne ha avuto il tempo di fare quel percorso, forse non avrebbe fatto questo tipo di percorso. Non si può dire, l'hanno ucciso e né D'avigo né i magistrati piantano ulivi per ricordarlo o per ricordare le migliaia di morti, uccisi da israele.
Certo è che se anche gli “anti” in Italia avessero la stessa coerenza dei boia, la lotta sarebbe un'altra cosa.


p.s.: possibile che a nessuno sia venuto in mente di chiedere a D'avigo: “perchè per i giudici uccisi sei andato fin là, da israele, a piantare gli ulivi? Cosa centra?”. Io la domanda non gliela faccio perchè la risposta già la conosco e perchè con certa gente non parlo.

domenica 10 settembre 2017

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano.
Dedicato a:
chi segnalerà la foto,
chi "lo stupro è perchè le donne se lo cercano",
chi discute su facebook,
chi dentro ad un contenitore pensa di far la rivoluzione,
chi spende un patrimonio per il costume da bagno,
chi passa ore in coda sull'autostrada per schiaffarsi in pochi cm di spiaggia affollata,
chi non sa cos'è la libertà.
E sul mio culo non taggo nessuno .

mercoledì 6 settembre 2017

Buonasera Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. Sono tornata.



L'EUROPA, FACEBOOK, VOI, IL SANGUE

Sono anni che scrivo “Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano”, qualcuno l'ha anche scoppiazzata e senza sapere il perchè...
Sono sparita per due mesi perchè per due mesi ho pulito cessi in un hotel a 5 stelle in Spagna, Europa. Quando sono partita ho pensato “pagano bene e questo mi permetterà di realizzare un paio di progetti in seguito, e poi....mica male lavorare sulla Costa Brava”. Sì, il cazzo!
Quando, dopo, ho fatto il conto dei soldi e delle ore ho realizzato che in realtà avevo fatto una marea di ore per due euro e cinquanta all'ora; ma, soprattutto, dove e come...
La zona dove mi trovavo è interamente colonizzata dai francesi: hotel, negozi, noleggio barche, souvenirs. Tutto. I turisti della zona sono multimilionari francesi. Un tratto della Costa Brava che è un paradiso naturale, di macchia mediterranea con calette mozzafiato, interamente devastato dal diodenaro. Ferrari azzurre con interni di pelle bianca, yacht ormeggiati davanti alle calette, cibo di merda e carissimo, negozi global.
Noi: italiani, rumeni, spagnoli, argentini, messicani, portoghesi. Tutti a lavorare per i coloni francesi con vitto ed alloggio. L'alloggio: stanze/celle dove non c'era un filo d'aria e con il motore delle celle frigorifere dell'hotel attaccato alla nostra palazzina 24h su 24h (un rumore che pari ad una tortura), due o tre giorni la settimana veniva staccata la caldaia (pertanto dopo una giornata di lavoro, ti trovavi a fare la doccia fredda), niente internet, un solo cesso per 12/13 donne. Il vitto: cibo avanzato dai clienti da 2/3 giorni per il pranzo; la cena, la maggior parte delle sere, non c'era. E' capitato che quando eravamo senza cena, il figlio del proprietario cucinasse i salmoni davanti alle nostre finestre... Il più delle giornate non c'era manco il pane da accompagnare all'acqua. Macchina del caffè quasi sempre rotta. Internet c'era solo nella “stanza da pranzo del personale”, quindi uno stanzone sotto terra e senza alcuna privacy. Durante le ore di lavoro era un continuo disprezzamento del nostro operato e mancanze di rispetto alle quali non potevi rispondere sennò venivi licenziata. Anche se ti ammali vieni licenziata, perchè non servi.
Mentre ero là a lavorare mi è venuto in mente una cosa che mi disse mio padre molti anni fa quando andò in vacanza in Costa D'Avorio. Mi disse che quando faceva colazione a bordo piscina dell'hotel, il personale delle pulizie sveniva per terra....dal caldo. Oggi, potrei rispondere così: “papà quelle persone svenivano perchè lavoravano tutto il giorno come schiavi e non avevano il cibo, per poter permettere a te di fare la tua vacanza”.
Quando finivo le mie ore cercavo di scappare e trovare la bellezza così come nella mia giornata di riposo; quando mi sparavo 50 minuti a piedi sulle montagne per raggiungere Playa Murtra (una caletta isolata e quindi per pochi, spiaggia naturista). Tranne che con un ragazzo basco, non ho stretto amicizia con nessuno al di fuori dall'hotel. Tutti disinteressati a tutto ( “I don't care” ) e pertanto non interessanti; non avevano nulla da raccontare o da dire. Amebe con i soldi. 
Ultimo giorno, arrivo a Barcellona e scopro che Parco Guell (il parco con le opere pubbliche di Gaudì) è stato privatizzato. Si paga l'ingresso e le entrate sono controllate nel numero degli accessi. Gaudì.....che aveva fatto apposta le opere lì affichè tutti potessero goderne. Vedo per puro caso un edificio storico, abbandonato, pericolante. Non è più la Terra di Salvador Dalì, che rese un edificio abbandonato, uno dei più bei musei al mondo (quello di Figueras). Poi, arrivo sulla Rambla e vedo i fiori...per le persone uccise

nell'attentato.....
Questa è l'Europa: colonialismo, capitalismo, sangue.
Ho riflettuto in questi due mesi: su cosa vedono i miei occhi, su dove vivo, su come vivo, sulle vostre vite, i vostri modi, il vostro mondo.... E ho deciso di cambiare.
Ho deciso di cambiare partendo proprio da una riflessione su quella scritta là in alto “Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano”. Molti di voi sono VITTIME e non sapete chi vi fa vittime. Molti di voi sono VITTIME, sanno e l'hanno scelto. I Palestinesi sono VITTIME, sanno e lottano. Ecco, perchè differenzio la Palestina dal resto del mondo. Non trovo luogo, oggi, dove non ci siano i sionisti, in Palestina è palese che ci siano e che la stiano occupando; però lì la Resistenza ci lotta contro, cazzo.
Ho lottato e continuerò a lottare per la libertà di tutti, anche per chi non ha capito nulla. Però, il “però” dopo tanti anni, è d'obbligo...: ci sono per i miei amici, quelli con i quali mangio, con chi abbraccio, con chi piango, con chi rido, con chi lotto. Per loro ci sono a dialogare, controbattere, a confrontarsi e a continuare un percorso. Per tutti voi, invece, non ci sarò più nel leggervi, nel rispondervi, nell'accettare i vostri commenti/insulti/balle/minacce/cuori. Perchè?
Perchè siete degli “account”. Già nelle vita reale non parlo con chi non mi va o con chi non so esattamente cos'è; perchè cazzo devo star qui a leggere i vostri commenti o a rispondere a chi? A un account? Ma chissenefrega!
“I DON'T CARE...... OF YOUR ACCOUNT”
Quindi, scrivo, posto e non voglio leggervi né rispondervi. Se volete che il vostro vaffanculo arrivi, dovrete darmelo di persona.
Per quanto riguarda le proiezioni del film “Bologna-binario uno”...: ci sono e/o con alcuni degli interpreti, chiaramente risponderò a chi mi contatterà per questo. Ma, non credo che dei migranti, dei profughi, dei prigionieri politici freghi realmente a molta gente....

A fine mese parto per il Medio Oriente e non dico a nessuno “dove” fino a quando non c'arrivo (ovviamente non è la Palestina, visto che non ci posso entrare). Questo è uno dei progetti che mi ha fatto resistere a pulire i cessi in Spagna per i coloni francesi.
Una cosa: mi sono stupita nel museo di Salvador Dalì a Figueras quando mi sono trovata davanti alla denuncia (in pittura) di Dalì verso israele. Dipinti eseguiti nel 1968 e che qui allego perchè li ho fotografati. (messaggio per tutti..sveglia, cazzo!)

Pensando alla Spagna:...ai numerosi prigionieri politici in Spagna, al Popolo basco, alla Catalogna colonizzata, alle privatizzazioni delle bellezze di tutti... mi viene solo una parola...

LIBERTA'!











lunedì 3 luglio 2017

PROCESSO “MURO-CMC”: SI RIPARTE DA ZERO




Questa mattina per l'ennesima volta non c'è stato l'esame del testimone (il presidente della CMC, Matteucci) che è anche parte lesa e denunciante; né il mio esame.
E' da un anno e mezzo che deve iniziare il dibattimento ed è da un anno e mezzo che si fa avanti e indietro Bologna-Ravenna per le udienze.. Oggi doveva essere l'udienza dei due esami (già rinviata). Ecco che però inizia con il deposito dell'istanza dell'Avvocato Taroni per la CMC: l'istanza (che era già stata respinta alla precedente udienza) è sul far ricominciare il processo da capo, decretando nullo tutto lo svolgimento fino ad oggi perchè la Procura non ha notificato l'inizio processo alla parte lesa (CMC). Ripeto, la stessa istanza fu presentata alla precedente udienza e fu respinta dal Giudice, ma oggi è stata ripresentata citando una precedente sentenza della Corte d'Appello. E così, dopo un'ora e quindici di camera per decidere, il Giudice ha accettato l'istanza.
Cosa accade ora?
  1. il processo ricomincia da capo, prossima udienza il 20 novembre. E tutto ciò che è stato fino ad ora sono tempo e soldi buttati alla cazzo.
  2. La CMC di Ravenna si costituirà “parte civile” nel processo. Questo significa che anche se il reato cadrà in prescrizione nel penale (siamo a quasi 5 anni dal fatto), non cadrà in prescrizione in civile. Ovviamente tutto questo nel caso di condanna.
Questa mattina quando mi sono svegliata mi è venuta una domanda: l'accusa è di aver leso l'onore della CMC... ma scusate eh..una cooperativa che ha costruito le basi militari di Dal Molin e Sigonella, il TAV, la diga in Amazzonia (dove furono sterminati gli indigeni), etc.etc... non ha già l'onore sotto alle suole delle scarpe? Anche prima della notizia del muro israeliano in Palestina?

Io parto ragazzi/e, ora ho altro in testa.


A pochi mando un abbraccio e a tanti mando un vaffanculo. A tutti coloro che mi scrivono in bocca al lupo...sapete già come rispondo “lunga vita al lupo e crepi il cacciatore, sempre”.

domenica 2 luglio 2017

ESAME DEL GIUDICE

Per non farmi mancare nulla, domani (prima di partire) sarò al processo che mi vede imputata per diffamazione aggravata che avrebbe leso l'onore della CMC di Ravenna. Alle ore 10,00 ci sarà l'udienza con l'esame del "testimone" della difesa, il presidente della CMC Matteucci e poi il MIO esame davanti al giudice. E' la prima volta che vedo un processo dove la parte lesa e denunciante è anche testimone....
Comunque... sono in buone mani perchè l'Avvocato Grenci è molto bravo.
Era il 13 ottobre 2012 quando commisi l'ipotetico reato (quando alla manifestazione contro la CMC a Ravenna dissi che la stessa era coinvolta nella costruzione del muro israeliano in Palestina). Sono passati anni, ma soprattutto è passata "conoscenza" in Palestina; non mancherò nel portare questa conoscenza acquisita domani in tribunale.
Farò un breve post domani sera per dire come sarà andata; dopodichè SPARIRO' da facebook per un pò di mesi. Mi spiace per tutti coloro che mi seguono qui e sul blog, ma tanto sarà tutto come il giorno prima; io, invece, devo concentrarmi su altro. Ho bisogno di questo tempo, la strategia necessita di studio e tempo.


mercoledì 28 giugno 2017

“ COMPAGNI”: NON TOCCATE ISRAELE!



Ma, insomma, da che parte mi giro è vietato parlare d'israele o perlomeno....dire che sta compiendo un genocidio, che tutti i coloni sono soldati assassini e che ci sono i complici.
Da quando ho fatto la conferenza a Bologna iniziando a spiegare che il sionismo non è un problema legato alla Palestina, ma che ci riguarda qui, in ogni casa... Boohmmm : “anarchici andate contro a tutto, ma non contro israele”.
Ho proiettato il film “israele, IL CANCRO” vicino a Biella nella sede dell'ANPI e....boohhm! Oggi, i compagni sono stati processati dalla “commissione di garanzia” dell'Anpi a Roma che riferirà al comitato nazionale....
Oh?!? Tutti i rivoluzionari in Italia sono servi di israele?
Ma poi.. cos'è sta roba della “commissione di garanzia” e “comitato nazionale”? Ma stiamo a casa merda pound????
Carlo Smuraglia non mi ha nemmeno risposto quando ho scritto per esigere delle scuse per l'accusa di film antisemita. (Sala piena, film visto da tutti i presenti in sala e nelle altre sale; che hanno visto cadere al 100% l'accusa di film antisemita.)
Lo scrivo ora: non siete più credibili per alcuna lotta.
Siete i lupi vestiti da agnelli.
Chi crede nell'antifascismo dovrebbe bruciare in una pubblica piazza le tessere dell'Anpi nazionale indicando questi mercenari come “impostori fascisti” e dovrebbe, altresì, portare avanti la Resistenza.

Ai compagni anarchici, invece..: non potete far finta di nulla davanti a questo che allego all'articolo, non potete far finta di nulla davanti ai complici che “vivono sul business dell'occupazione israeliana”, non potete far finta di nulla davanti alle ONG che alimentano solo ghetti e bandiere. Puntate il dito (in culo sarebbe meglio) contro i colpevoli, contro ad israele.


p.s.: le voci dei coloni israeliani nel video dicono “muori figlio di puttana”. Ahmed ha 13 anni, palestinese.

video

sabato 24 giugno 2017

PALESTINA: IL GOLAN






Come ho scritto più volte, la Palestina va dall'Egitto alla Siria. C'è un'area, che sarebbe palestinese, della quale pochissimi parlano: il Golan.
Parte del Golan è sotto controllo israeliano dal 1967, oltre a quel confine c'è la Siria. Mi dicono che ogni giorno da quel confine siriano stanno arrivando autobus pieni di siriani. Gli autobus sono israeliani. E' una mossa di israele che “offre” come il pifferaio magico, la possibilità ai profughi di “diventare israeliani” e lasciare quella parte di Golan.
E' un film già visto proprio in quella zona di Golan che è la Palestina.
Una persona a me molto cara c'è appena passata e mi ha “regalato” le foto che vedete e la loro storia.... Di alcune di queste foto non dirò dove sono state fatte; il motivo lo capirete da voi.
In quella foto c'era l'ultimo avamposto dell'esercito siriano di Assad (padre) quando lo stesso stava “negoziando” il Golan con israele. I negoziati fallirono (questa è la versione ufficiale). Gli abitanti del posto, invece, sostengono che Assad abbia venduto quell'area del Golan ad israele nonostante proprio in quel periodo la politica di Assad si fosse discostata dagli altri negoziati con israele che stava tenendo Arafat.
E qui arriviamo alle foto... : Assad diede ordine ai combattenti di lasciare la zona, ma un piccolo gruppo non lo ascoltò e rimase nascosto a difendere la zona. Ci fu lo scontro con gli israeliani.
I combattenti siriani furono tutti uccisi e ci furono delle perdite anche fra gli israeliani.
Ora...: la prima foto è del monumento alla memoria degli israeliani per i soldati israeliani morti in quello scontro (notare lo stile europeo del monumento).
Le altre foto, invece, che non sono in quella zona, ma un po' più distanti... Sono di un luogo conosciuto solo dagli abitanti palestinesi e siriani. Ci si arriva tramite tunnel nascosti nel terreno (nella prima foto si vede l'inizio di uno dei tunnel). Si sbuca in un struttura bassa, in pietra e cemento.. Lì, i combattenti siriani e palestinesi si erano nascosti aspettando l'arrivo degli israeliani. E, avendo passato molto tempo là dentro, hanno scritto i loro nomi sul soffitto di quel nascondiglio.
Per gli abitanti della zona è “il nostro monumento, per i nostri combattenti”.

Pensate.. non una colata di cemento fatta da altri in memoria, ma le firme delle vittime, di chi ha dato la vita.



domenica 18 giugno 2017

IL RAPIMENTO, LA PRIGIONIA E LA DEPORTAZIONE DUE ANNI DOPO



Ve la racconto oggi, due anni dopo, con tutto quello che non ho detto perchè al momento il mio cervello si rifiutava di elaborare e con ciò che ne consegue oggi.
Giugno 2015, Nablus, il cerchio attorno a me si è ristretto di parecchio e lo sento. Quelli dell'Autorità Nazionale Palestinese ce li ho addosso e non riesco più a scrollarmeli, nonostante gli interventi dei palestinesi con i quali lotto. Ho capito che non potevano fare più nulla e che sarei stata “data” in qualche modo agli israeliani. Pensavo venissero a prendermi a casa, ma credo che semplicemente una delle “famiglie” di Nablus (o forse più d'una) non gliel'abbia permesso. Avevo già fatto pulizia nell'armadio, donando i vestiti e le cose che non usavo più. Dormivo vestita e con lo spay al peperoncino sul comodino, pensando “vaffanculo, quando arrivo, io ci provo a difendermi”.
Il 10 giugno viene chiuso per la prima volta il mio profilo facebook per la foto del viso di un martire palestinese. Strano, avevo pubblicato di tutto per due anni...per la foto di un viso, mi chiudono l'account per 3 giorni.
E' l'11 giugno, venerdì. Da tempo non partecipavo alle “manifestazioni organizzate del venerdì”; ma quel giorno...avevo organizzato di andarci per accompagnare un attivista italiano (stile pacifinto) che un'ora prima dall'appuntamento, decide di partire e lasciare Nablus. Avevo organizzato l'appuntamento nella piazza di Nablus e non mi andava di mandare all'aria con i palestinesi; non era carino.
Così vado io all'appuntamento con quel palestinese e prendiamo il taxi che ci deve portare a Kuffr Qaddum. Faccio richiesta se sulla strada che stava prendendo c'erano i soldati, ma il palestinese mi dice che non ci sono. Strano (n.2) su quella strada c'erano sempre...
E infatti c'erano....
Faccio fermare il taxi al distributore di benzina e gli dico di tornare indietro a Nablus. Nel frattempo il palestinese chiama il contatto al villaggio di destinazione, parlano in arabo ovviamente e non so cosa esattamente abbia risposto il contatto, so solo che il taxi non si muove da lì.
Alcuni minuti dopo vediamo la jeep dei soldati israeliani andarsene e il nostro taxi decide di riprendere la strada....a tutta birra... Non ho fatto in tempo a parlare... avevamo già la jeep dei soldati che correva al nostro fianco. La jeep si posiziona davanti al taxi, sempre in corsa, ed inizia a rallentare. Prima di fermarsi, si sono aperte le porte del retro e sono scesi i soldati con i loro M16 in mano. Hanno circondato il taxi. Due di loro aprono le porte del retro, dove sono seduta io, e mi puntano i fucili.
Era andata. Era la Fine.
Chiedono a tutti e tre i documenti, io mi rifiuto di darglieli. Passano i minuti...riesco a mandare quel tweet “mi hanno presa” e poi nascondo la simcard nell'auto (avevo ancora la speranza di poter non essere presa).
Mi chiedono la borsa, la prendono e dentro trovano il passaporto. Chiedo di chiamare il Consolato italiano, ma mi rispondono “tu, non chiami nessuno” e la frase che mi ripeteranno fino al mio arrivo in Italia: “non sei in arresto, ma devi venire con noi”. Arriva la border police, arrivano gli shabak che mi fotografano con l'I-phone. Trovano una maschera antigas nel portabagli e il palestinese dice che è la sua, ma loro la infilano dentro la mia borsa.
Nel frattempo, la mia testa è un vespaio..: pensavo alla mia casa, ai miei cazzo di mobili, ai miei amici, al suono della moschea che non avrei più sentito dal mio balcone, a tutto che finiva.
Sono passate ore, al caldo, senz'acqua.... Alzo lo sguardo oltre ai mostri che mi puntavano i fucili e vedo gli ulivi.. ho pensato che non avrei fatto la raccolta delle olive, ad ottobre. Esco dl taxi e vado vicino ad un ulivo, prendo due olive, le stringo in mano, le annuso, sorrido e mi scende una lacrima.
Uno dei soldati mi guarda...allora si avvicina all'ulivo e strappa un ramo, lo guarda e lo lancia in mezzo alla strada dove passano le auto. Lui, quel gesto, il potere..
Il tassista inizia a lamentarsi che non ce la fa più, erano passate 5 ore da quando ci avevano fermati.
Ci fanno scendere dal taxi ed iniziano a perquisire l'auto. Trovano una bandiera di Fatah sotto al sedile anteriore e il palestinese mi dice “Samantha, digli che è la tua”. No, cazzo, essere presa con una bandiera di Fatah proprio no. E sembra che lo sappiano che non è la mia, perchè sparisce subito nella tasca dei pantaloni di un soldato. Poi, passano al sedile del retro e trovano la simcard.... A trovare la simcard, sono stati gli shabak che hanno fischiato dalla gioia.
Arriva l'ordine, mandano via il taxi con il tassista ed il palestinese.. e lì ho l'impeto: stringo la mano al palestinese e gli dico “congratulazioni, salutami tutti”.
I soldati rimangono in due con la border police. Mi fanno sedere al ciglio della strada, uno di loro è in piedi a fianco a me e mi punta il fucile. L'altro soldato sale nella jeep della border police e parlano.
In quel momento mi sono resa conto che non c'era nessuno che mi vedeva. Mi sono alzata in piedi e ho detto al soldato “smettila di puntarmi sto cazzo di fucile”. Lui, ridendo mi risponde “ah, ti da fastidio? Ma è a salve...”. Ho atteso in piedi fino a quando mi hanno fatto salire sul retro della jeep. Hanno fatto ripetere al soldato l'ennesima volta, in inglese “ti ricordiamo che non sei in arresto, ma devo venire con noi”.
Mi hanno portato all'insediamento illegale israeliano di Ariel. Nella centrale della polizia c'erano 3 ragazzi palestinesi con le catene ai piedi. Aspettavano...
Avevano cercato di entrare nei territori del '48 per lavorare, li avevano beccati. Portano dei sandwich confezionati (israeliani ovviamente). Lo rifiuto dicendogli che non voglio nulla di israeliano.
Poi arriva il mio turno.... Mi portano in una stanza e ci sono due uomini (nessuna divisa o tesserino), presumo che siano shabak. Mi chiedono: “A noi risulta che è da un anno e 4 mesi che non esci da israele (PALESTINA), lo confermi?”. Gli rispondo che non confermo nulla, che non rispondo ad alcuna domanda, che devo chiamare il Consolato ed il mio avvocato e che entro in sciopero della fame non per me, ma per chiedere la liberazione dei 350 bambini palestinesi che erano nelle loro prigioni”.
Mi propongono di firmare un foglio dove c'era dichiarato “io dichiaro di essere in territorio israeliano in modo illegale, accetto di rientrare in Italia entro 72 ore e di non tornare mai più in israele”. Mi rifiuto di firmare e loro mi rispondono “ok, allora vai in prigione”.
Mi fanno le foto segnaletiche, poi mi dicono che devono prendermi le impronte..mi rifiuto di dargli la mano che loro si prendono con la forza. Poi uno di loro mi prende con una mano al collo e l'altra per i capelli tirandomi la testa un po' indietro (non avevo capito che cosa volessero fare).. l'altro mi infila un bastoncino in bocca (che nel frattempo avevo spalancato per lo spavento) e mi dice “ti prendiamo il dna”.
Sapevano che non potevano contestarmi nemmeno il mancato rinnovo del visto, perchè avevano attaccato il taxi vicino a Nablus.... io non sono mai uscita da lì. Per un anno e 4 mesi, non sono mai passata oltre il muro.
Mi portarono quando oramai era notte, in prigione, dicendomi che eravamo nel deserto del Nakab. il tragitto, uno dei soldati ricevette una telefonata dove parlò in inglese di me... Quando chiuse la comunicazione mi disse “era il tuo Consolato, di Gerusalemme”. Erano le 11,00 del mattino quando avevano fermato il taxi. Sono arrivata alla prigione di Ben Gurion alle 23,30 (che non è nel deserto del Nakab).
Ad “attendermi” c'erano 3 soldatesse e due soldati della border police. Iniziarono di nuovo l'interrogatorio. Oramai non c'erano più speranze e così gli cagai la rabbia a parole “questo è un rapimento, questa è la Palestina, voi siete dei nazisti di merda che state compiendo un genocidio. Mi ritengo un prigioniero politico, entro in sciopero della fame per chiedere la liberazione dei 350 bambini palestinesi che avete rapito”. Si incazzarono ovviamente. Mi fecero chiamare il Consolato e poi mi buttarono in cella d'isolamento.
Le celle sono tutte bianche, con le porte azzurre. Tutto, nelle prigioni israeliane, è dei colori d'israele. Hai le bandiere basse, che quando cammini per i corridoi ci sbatti la faccia sopra. Io gli sputavo, sempre.
La cella era grande, con letti a castello. I letti sono in ferro, ti spacchi tutta a dormire lì sopra. Però, quella notte, dopo un po' mi sono addormentata.... Mentre dormivo sono venuti a svegliarmi e mi hanno detto “ti sei dimenticata di firmare questo foglio..”. Era di nuovo il foglio che mi avevano proposto prima. Mezza addormentata, gli ho ripetuto che non mi ero dimenticata, ma che non lo volevo firmare.
Allora hanno lasciato la luce accesa (ci resterà per 4 giorni) ed acceso l'aria condizionata a palla. (anche quella resterà così per 4 giorni). Gelavo, giugno, a Tel Aviv.
Dalla mattina successiva iniziarono a venirmi a prendere per il mio momento d'aria. Che non posso chiamare “ora d'aria”, perchè si trattava di soli 10 minuti al mattino e 10 minuti al pomeriggio. Giusto il tempo di due sigarette. Non potevo parlare con gli altri che si trovavano in prigionia lì e che vedevo in quei 10 minuti. E poi c'erano le porte..le porte delle celle. Le usano come tortura psicologica (così come la luce sempre accesa e l'aria condizionata). Le porte azzurre di ferro, le sbattono fortissimo. E' un tuono che ti entra nel cervello e non esce più.
Su quelle porte i prigionieri picchiavano i pugni “voglio far valere i miei diritti....voglio uscire...voglio parlare..”.
Mi ero messa in testa ciò che gli avevo dichiarato, non volevo uscirne come una scema, ma a testa alta, lottando. Non ho mai bussato, mai chiesto nulla. Star lì dentro era da impazzire, in isolamento, senza nemmeno il tempo scandito dai pasti perchè ero in sciopero della fame.
Ho pensato.... “non devo pensare a cosa mi manca, ma a quello che ho per sopravvivere. Che cos'ho? Ho la mia testa, il mio corpo, questo spazio. Cosa posso fare?”. Facevo flessioni, addominali, cantavo, camminavo avanti e indietro nella cella. Tutto il giorno.
A quarto giorno mi hanno comunicato che qualcuno sarebbe venuto a portare la mia valigia e a quel punto me ne sarei andata... Boh! Dapprima mi sono chiesta chi cazzo sarebbe entrato lì dentro a portarmi una valigia e poi...per andare dove?
Quel giorno, verso le 2 del pomeriggio sono venuti a prendermi...e mi hanno portato nel cortile (quello dei 10 minuti d'aria). Mi hanno detto “aspetta qui”. E sono andati ad aprire la porta della prigione..io, che tremavo perchè congelata, con gli occhi sbarrati..mi aspettavo qualcuno del Consolato o uno sbirro.... E invece, quando l'ho vista entrare....Era G....aveva avuto il coraggio di venire da sola a Tel Aviv, in prigione da me, a portarmi una cazzo di valigia con il rischio di essere presa anche lei. Si è fermata a pochi centimetri davanti a me..perchè non sapeva se poteva mostrare che mi conosceva e non sapeva che storia avevo raccontato. E' stato qualche attimo, dove le tremavano le palpebre degli occhi, con la pelle tirata di quando trattieni tutto. E poi l'ho abbracciata. Non mi è scesa nemmeno una lacrima perchè non potevo piangere davanti ai boia; ma piango ancora adesso, ogni volta che penso a quel momento.
La prima domanda che le feci era per sincerarmi che il palestinese avesse avvisato che gli shabak avevano la mia simcard...ma lei mi rispose che il tizio non aveva detto nulla. Merda.
I soldati ci stavano addosso, non potevamo nemmeno sentire i nostri respiri in tranquillità e la visita durò pochi minuti.
Mi riportarono in cella, per venirmi a prendere la mattina dopo. Mi trasferivano nella prigione di Givon.
Arrivai a Givon con la mia cazzo di magliettina con la Palestin disegnata sopra...ero convinta di andare in mezzo ai palestinesi. Appena entrata capii dov'ero...
C'erano dei prigionieri con le tute arancioni, legati con catene alle caviglie, l'uno all'altro. Stavano lavorando delle aiuole. Ma non erano palestinesi, anzi, quando videro la maglietta avevano desiderio di farmi fuori (dai loro occhi).
E lì, alzarono il tiro con la tortura psicologica... mi misero in una specie di gabbia, un container. Tutto chiuso, tranne un buco di 10 cm per 10 cm sulla porta che però dava al loro corridoio.
La gabbia era di 2 mt per uno ed il soffitto potevo toccarlo con le mani. Era, ovviamente, una situazione claustrofobica. Mi lasciarono lì per ore... Mentre ero lì dentro, dall'altra parte di una delle parete della gabbia, sembrava stessero torturando qualcuno su una sedia con le rotelle (tipo quelle da ufficio) con un getto d'acqua.. La persona rantolava e chiedeva aiuto come se stesse affogando. Poi, l'acqua iniziò ad entrare anche nel mio container. Non so se fu una messa in scena per spaventarmi, ma quello che ho percepito è ciò che ho scritto.
Vennero a prendermi e mi portarono all'ennesimo interrogatorio dove mi comportai come nei precedenti. Mi dissero “tu vuoi continuare con lo sciopero della fame? Sei un problema di sicurezza. Quindi, se vuoi continuare, quella gabbia sarà la tua cella per il resto dei tuoi giorni. Scegli tu”.
Sapevo che quella gabbia era un metodo di tortura che ti fa perdere la lucidità dopo circa due giorni. Non potevo permettermelo, volevo durare il più possibile per permettere alla Farnesina di usarmi come ago della bilancia per la liberazione dei bambini palestinesi. Così interruppi lo sciopero della fame e uscìì al tempo stesso dall'isolamento.
Mi misero nel braccio femminile dei prigionieri con problemi di presenza illegale (o fatti simili). Ero in cella con due donne africane, una delle due era cattivissima. Iniziò da subito a rompermi i coglioni, ma avevo voglia zero di problemi con i prigionieri (come me).
Il giorno successivo andava già meglio con loro due. La “cattivissima” si chiamava Acuba Filastin. Tutte e due avevano fatto richiesta di asilo politico in israele e dovevano “attendere” in prigione per 5 anni. Erano lì da due anni e 6 mesi in quel momento; con i figli fuori che le aspettavano. Vivevano quella cella come “tutto il loro mondo” e la difendevano da qualsiasi intruso (come me). Non uscivano dalla cella nemmeno quando c'era la porta aperta e non parlavano con le altre prigioniere (e facevano bene, dopo capìì il perchè).
C'era una cinese, che aveva lavorato per gli israeliani per 8 anni, ma non l'avevano pagata solo per un 10% del suo lavoro..quando era arrivato il momento di avere tutti i soldi e tornare in Cina, cos'hanno fatto? Hanno chiamato la polizia ed hanno detto che lei era lì senza visto. Così dopo 8 anni di lavoro fu deportata, senza soldi e con quei pochi soldi che aveva preso ci dovette pagare l'avvocato.
C'erano un gruppo di filippine, sempre attaccate ai telefoni... Una di loro mi chiese se volevo parlare con il Consolato di Gerusalemme...mi disse “sai, ho un amico che lavora lì”... Eh, posso immaginare....
Mi offrì anche il caffè, mentre mi faceva le domande su chi ero e cosa facevo in Palestina...
Era la “manager” del gruppo delle Filippine. In prigione ci sono le “manager” che sono quelle che “trattano” con i carcerieri. La mia manager era Acuba Filastin, ma non me l'ha mai detto. La porto nel cuore quella Donna.
Ci svegliavano con le botte sulle porte alle 7,30. Alle 8,00 dovevamo essere tutte in piedi a lavare la cella con l'ammoniaca.... e tirare secchiellate d'acqua. Immaginate, appena sveglie, senza colazione, a tirare acqua ed ammoniaca....
Avevamo due lavandini nella cella: uno per lavare la frutta e il piatto dove si mangiava, e l'altro era un secchio in bagno per lavarti le mani ogni volta che andavi in bagno. Dovevamo star molto accorte su queste robe qui, perchè gira di tutto ed il contagio è facile.
Nel cortile chiuso anche nel soffitto da reti, c'era una casetta di plastica per far giocare i bambini. Ogni tanto ne entravano...in prigionia.... Poi, c'era il negozietto israeliano dove qualsiasi cosa costava come un rene (sigarette comprese) e puoi avere in cella SOLO le cose che vengono da quel negozietto.
Quando mi misero in cella con le donne, mi ridiedero anche il mio telefono... con la simcard... Lo facevano funzionare loro, gli shabak. Nonostante fosse ovvio, i palestinesi vollero chiamarmi ugualmente per dirmi “ciao” almeno al telefono. Sapevo che fuori erano impazziti tutti, che era partita la caccia alle streghe.
Il giorno successivo mi portarono in una stanza c'erano due soldatesse e due uomini con la kippa. Uno era un traduttore dall'italiano all'ebraico. Mi chiesero “sai dove ti trovi?” e io... “si, in Palestina”. E poi.. “sei pronta a rientrare in Italia?”, risposi “no, io voglio tornare in Palestina e voglio la liberazione dei 350 bambini palestinesi dalle vostre prigioni”. Poi chiesi cosa cazzo era questo dialogo.. Mi risposero che l'uomo era un Giudice militare e che siccome rifiutavo di rientrare in Italia volontariamente dovevo trovarmi un avvocato, perchè io con loro non potevo parlare.
Il giorno successivo arrivò a farmi visita il Console italiano a Tel Aviv che si scusò di non essere venuto prima, ma era all'estero. Li interrogò davanti a me per capire di cosa era accusata. Gli risposero “no, nessun, reato”. Il Console, allora seguì “ok, allora perchè la state tenendo in prigione?”. Gli risposero che era perchè mi rifiutavo di firmare il loro foglio. Il Console gli fece presente che non potevano farlo perchè io ero cittadina italiana e che dovevano parlarne. Il soldati gli risposero “è in detenzione amministrativa e parla con lei, Nicolas, non con noi, ti salutiamo.”.
Passarono altri due giorni. La Farnesina puntava a farmi rientrare in Italia e non c'era in corso nessuna trattativa per la liberazione dei bambini palestinesi. Al telefono dalla cella continuavo a ripetere alle persone in Italia di non chiedere la mia liberazione. (poi arrivo in Italia e trovo i manifesti “free Sam”..Vabbè).
L'ultimo giorno era già iniziato male: avevano portato dentro una donna dell'Est che si svenne per terra. Erano anni che era lì a Tel Aviv. Gli sono entrati in casa e dicevano che non era in regola con il visto. Il figlio, per scappare, era saltato giù dal terzo piano e lei non sapeva se era vivo o no. Contemporaneamente avevano portato dentro un'altra filippina che però diceva di essere una colona israeliana e imbastì il discorso con “questa terra è nostra, è scritto nella Bibbia”.... Mi sa che il mio sguardo non passò inosservato alla manager filippina, né alle guardie.
Dopo pranzo arrivò l'sms del Console: “stanno organizzando il tuo rientro su Fiumicino per domani mattina”. Nello stesso momento, le guardie, me lo dicevano a voce. Gli dissi da subito che avrei fatto resistenza.
Pochi minuti dopo il mio telefono smise di funzionare. Quella sera le mie compagne di cella cantarono e ballarono per me; una roba inventata al momento che diceva “tu, domani volerai..”. Regalai ad Acuba due spazzolini per i denti (oro in prigione). Lei mi rispose “ti porterò nel mio cuore, Dio ti benedica” e.. “cerca di non farti male quando vengono a prenderti”.
Il mattino successivo vennero all'alba, quando si inizia a lavare la cella. Erano tutte soldatesse. Non potevo nemmeno puntare i piedi per terra perchè si scivolava, era già pieno di acqua ed ammoniaca.
Mi limitai ad urlare frasi per le prigioniere e a sputare a random.
Quando mi portarono nella parte d'ingresso, mi rimisero nella gabbia, assieme ad altre due donne. Ma le due donne, soprattutto una, non riuscivano a star lì dentro. Lasciarono la porta aperta di pochi cm.
Ad una ad una ci fecero andare a ritirare i nostri “effetti” lasciati quando eravamo entrate. Nelle buste sigillate c'era tutto, tranne una cosa: era sparito il porta-accendino che mi aveva regalato Jihad, fatto a mano da lui quand'era in prigione. L'ennesima tortura mentale.
Fecero salire tutti/e sul bus, ma io mi sedetti per terra e dissi “non posso, non posso accettare, non posso smettere di lottare”.
Con molta tranquillità mi dissero “ok, ci pensiamo noi”. Arrivarono in 15 con le pistole elettriche, io ero seduta per terra, loro tutti attorno in piedi.
Non aveva più senso, mi avrebbero caricata comunque sul bus per l'aeroporto. Salii sul bus, ma già da lì ripartì lo stesso trattamento iniziale: non potevo parlare con gli altri, né sedermi vicino agli altri, né usare il telefono.
Ci riportarono di nuovo alla prigione di Ben Gurion, ma un soldato mi trattenne con la scusa di poter fumare. Faceva “il buono” per farmi parlare “cos'hai visto? Dove hai vissuto?”. Gli chiesi come mai non c'era né una sinagoga, né una moschea, né una chiesa.. Mi rispose “non siamo religiosi”. A posto, alla faccia della “terra data da Dio”.Mi riportarono da quelli dell'interrogatorio dove mi comunicarono che venivo deportata e che pertanto per 10 anni non potevo rientrare in israele (PALESTINA).
Restai altre ore in cella, poi mi dissero che era il momento. Mi chiusero nel retro di una jeep completamente chiusa e NON aprirono l'aria per respirare. C'erano 40 gradi. Non volevo bussargli per chiedergli l'aria, non avevo mai bussato in tutti questi giorni, non gli avevo mai chiesto nulla.
Quando arrivammo davanti all'aereo (non sono passata dall'aeroporto), pensai “ce l'ho fatta, non gli ho chiesto nulla nemmeno questa volta”. Ma, stazionarono con la jeep...non mi facevano scendere e stavo per collassare... Così ho dovuto bussargli e chiedergli l'aria. Mi risposero “ah, scusa, c'eravamo dimenticati”.
Mi portarono sull'aereo della El Al, tutti israeliani. Alcuni passeggeri protestarono per la mia presenza e perchè avevano fatto spostare 3 persone dai loro posti.... 3? Ok, non sono sola...
Vedevo la Palestina dall'aereo, per l'ultima volta e non potevo nemmeno piangere.
Sono stata deportata il 18 giugno 2015.
Arrivata a Fiumicino mi trattennero sull'aereo fino a quando non si svuotò di tutti i passeggeri. Sull'aereo salì la polizia italiana che prese il mio passaporto e mi disse “bentornata”. Bentornata un cazzo.
Dovevano chiudere il rapporto della Farnesina, quindi mi chiesero cos'era accaduto. Poi passarono altre ore perchè la mia valigia era casualmente sparita. La riportò un poliziotto.
Fuori c'erano i miei amici ad aspettarmi e ad abbracciarmi. Non c'era alcuna rappresentanza dallo Stato italiano e nessun giornalista. Anzi no, lo “Stato” c'era....era pieno di agenti della Digos.
Restammo a Roma quella notte a dormire. La polizia fece vedetta tutta la notte girando attorno all'hotel. Dissero che temevano attentati degli “estremisti”. Vabbè....
Due giorni dopo, mi ricollegai a facebook e scoprii che quella foto che era stata la motivazione della chiusura del mio account, era ancora lì.. e il mio account era tornato a funzionare. Ho semplicemente capito che i servizi avevano detto “basta” alla mia presenza in Palestina.
Questo, almeno, era quello che avevo capito allora.
Ora, trovo significante che a sapere che quel giorno andavo a Kuffr Qaddum c'erano le tre entità che ho citato prima: l'attivista italiano che si è defilato poco prima, l'autorità palestinese grazie al palestinese che c'era sul taxi con me, e israele tramite il mio telefono sotto controllo.
Cerchio chiuso.
Israele se ne può permettere centinaia come me, là. Chi non poteva più sostenere la mia presenza là erano gli altri due mostri.
Mi rimangono le fobie delle porte, della gente che se mi tocca o mi sfiora do i numeri, la claustrofobia, e altro ancora. Mi rimane la capacità di vedere l'orrore. Del tipo.. se ci sono 100 pecore, tutte uguali e solo una di loro soffre; io vedo quella che soffre e non vedo più le altre 99. Anzi, le vedo e mi incazzo. Ho reazioni orribili. Faccio sentire gli altri delle nullità. Tendo a tagliare i rapporti con tutti perchè ho solo merda da dargli. Ho completamente perso la voglia di andare in luoghi dove “c'è gente”.
Quello che ho costruito, lo vedo solo ora e mi sono resa conto che non è poco. E qui, ci soffro ancora di più. Eh sì, perchè di fatto mi hanno martirizzato in vita. Tutti i giorni vado a pulire i cessi per restare integra in una società che rifiuto e per poter mantenere la mia etica intatta. Tutti i giorni sono costretta a confrontarmi con le 99 pecore che sono il NULLA.

Ho dipinto la mia stanza di bianco ed azzurro, per onestà. Perchè dalla prigionia non ci sono mai uscita e ne sono cosciente. Ero in prigione quand'ero in Palestina così come quando lo ero a Givon, così come lo sono qui. Echna cullna asra.....siamo tutti prigionieri.
E allora riparto da lì, come nella cella: “non devo pensare a ciò che mi manca, ma a quello che ho. Ho il mio corpo, la mia mente, questo spazio. Cosa posso fare...”. Continuare a studiarli sicuramente, costruire una strategia e fare ciò che desidero. Ieri sera ero al concerto di Ginevra de Marco, cantava “Todo cambia”....bellissimo. Però avevo l'amaro in bocca....ne parlavo con un amico algerino e gli dicevo “pensa se salissi sul palco, dopo questa performance a dire a tutta questa gente che è bellissima, ma peccato che Mercedes Sosa abbia vissuto in un kibbutz occupando la Palestina...”. Lui mi ha risposto che non capirebbero mai perchè non hanno vissuto là, non vengono da là, non sanno; non capirebbero, mi griderebbero “antisemita, fascista, pazza”. Ecco, appunto.

I complici che hanno provocato il mio rapimento sono pronta a perdonarli, perchè lotto per la Libertà di tutti, anche per la loro che sono schiavi dei mostri.
Concludo dicendovi che è solo il racconto del mio rapimento, non è nulla, veramente nulla a confronto di ciò che fanno ai palestinesi.