lunedì 11 dicembre 2017

3 GIORNI DI RABBIA....?


Gerusalemme 10/12/2017 soldati israeliani prendono un bambino palestinese di 14 anni

Indire 3 giorni di rabbia in Palestina è come indire 4 ore di sciopero della cgil qui in Italia. Ho aspettato senza scrivere nulla, perchè ho immaginato che finisse come sempre...
Quando ho visto i vecchi tromboni di partito lanciare i 3 giorni di rabbia, mi sono detta “davvero? E perchè 3 e non 4?”. No, ma scusate eh... ma di che cazzo si sta parlando? Della Palestina, no?
100 anni di oppressione, di rapimenti, di torture, di uccisioni, di furti da parte di israele.... E arrivano sti vecchi tromboni di partiti palestinesi (tutti) ad indire 3 giorni di rabbia....
E invece, anche questa volta, gli shebab che si mettono subito in moto pronti a morire, ve l'hanno messo nel culo.
Perchè? Perchè oggi erano 5 giorni ed erano ancora lì a farsi sparare, arrestare ed uccidere senza il comando dei partiti. E non per Gerusalemme, ma per la Palestina (io le pagine facebook degli shebab le leggo....).
Certo, ci sarà un calo delle manifestazioni fra un po', anche a Beit Ill, o a Gaza; perchè arriva la stanchezza fisica, gli impegni di studio e/o lavoro (per chi ce l'ha). Ma, i palestinesi non si fermeranno mai e per il solito semplice motivo: non hanno nulla da perdere perchè gli è già stato tolto tutto.
Sabato a Bologna non si camminava dalla tante gente che c'era, nella città addobbata con le stelle israeliane... E su facebook leggo “intifada” e ci sono i leader dei partiti palestinesi che annunciano la “lotta” con tweet e post.... Dai porca troia, andate in Palestina e cercate di capire che cazzo sta succedendo sennò unitevi a quelli di sabato per lo shopping in centro, è meglio.
Alcuni dati di questi giorni che i media si dimenticano di dire:
- sono stati feriti 17 soldati israeliani da lancio di pietre e molotov sulle auto.
- sono stati feriti 1302 palestinesi da proiettili veri, rubber bullet, gas e bombardamenti.
- 5 palestinesi uccisi a Gaza.
In questo momento, israele, sta tenendo ancora in arresto i corpi di 15 palestinesi uccisi, martiri. Vi pubblico i loro nomi e dati affichè si sappia:
1) Abdel-Hamid Abu Sorour, 19 anni, proveniente dal campo profughi di Aida, Betlemme, ucciso il 20/4/2016.
2) Mohammed Nasser Mahmoud al-Taraira (16 anni), di Hebron, è stato martirizzato il 30/6/2016.
3_ Mohammed Jabara Ahmed al-Faqih (29 anni), da Surif, Hebron, e fu martirizzato il 27/7/2016.
4_ Rami Muhammad Za'im Ali al-Urtani (31 anni), da Nablus, è stato martirizzato il 31/7/2016.
5_ Musbah Abu Sbeih (39 anni), da Silwan nella Gerusalemme occupata, è stato martirizzato il 9/10/2016.
6_ Fadi Ahmed al-Qanbar (28 anni), proveniente da Gerusalemme occupata, e martirizzato l'8/1/2017.
7_ Adel Hassan Ankoush (18 anni), del villaggio di Deir Abu Meshaal, è stato martirizzato il 16/6/2017.
8_ Baraa Ibrahim Atta (18 anni), del villaggio di Deir Abu Meshaal, è stato martirizzato il 16/6/2017.
9_ Osama Ahmed Atta (19 anni), del villaggio di Deir Abu Meshaal, è stato martirizzato il 16/6/2017.
10 - Nimer Mahmoud al-Jamal (36 anni) dal villaggio di Beit Surik, martirizzato il 26.9.2017.
11_ Bader Kamal Musabih, della città di Deir al-Balah, fu martirizzato l'11/2017.
12_ Shadi Sami Al-Hamri, della città di Deir Al-Balah, è stato martirizzato il 3/11/2017.
13_ Muhammad Khair al-Din al-Buhaisi, della città di Deir al-Balah, è stato martirizzato il 3/11/2017.
14_ Alaa Sami Abu Ghorab, della città di Deir Al-Balah, è stato martirizzato il 3/11/2017.
15_ Ahmed Hassan al-Sabakhi, del campo profughi di Nusseirat, è stato martirizzato il 3/11/2017.
Le forze di occupazione israeliane hanno anche arrestato 134 giovani palestinesi, tra cui 54 bambini.
Buon natale Palestina?


p.s.: sta battuta non posso evitarmela.. “ma progetto dreyfuss, non la divulga sta notizia?...http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2017/12/07/avvelenamento-da-tallio-arrestato-nipote-delle-vittime-_bc78ecc7-e495-4a03-9576-c6dd99951943.html “

martedì 21 novembre 2017

PROCESSO DA IMPUTATA: I GIORNALI OGGI...



Mi hanno mandato la foto di due articoli usciti oggi su “il retto del carlino” e “il corriere” di Ravenna. Sono anonimi :)
Eh...non c'è il nome di chi li ha scritti, nonostante ieri i due giornalisti fossero lì in aula a prendere appunti (non do permesso per le registrazioni), con le loro facce... Vabbè...
I due articoli fanno pena. Non perchè dicano il falso, ma come articoli fanno pena.

Da lettrice malcapitata, dò i voti a come a scuola:
  • padronanza della lingua, capacità espressive, logico linguistiche: 0,5 ( Si esprime in modo scorretto pur se comprensibile; usa un lessico improprio)
  • Conoscenza specifica degli argomenti richiesti, aderenza alla traccia: 1 (Non ha capito la consegna e mostra una limitata conoscenza dell’argomento)
  • Capacità di organizzare un testo: 1 (Svolge il discorso in modo frammentario o incompleto)
  • Capacità di elaborazione critica, originalità e/o creatività: 0 (Manca di originalità, creatività e capacità di rielaborazione)

Voto complessivo attribuito alla prova: 2,5

Non hanno colto la lezione di giornalismo, ma non avevo dubbi. C'è una frase però che mi ha colpito: “da qui si vede la differenza fra essere un giornalista ed un blogger”. Non ho capito in che senso intendessero loro, ma il senso che posso dargli io è uno solo: voi siete piegati a 90° e dovete scrivere ciò che dicono i vostri padroni; io non ho padroni.

Coraggio....

lunedì 20 novembre 2017

MAURI

Sabato 18 novembre abbiamo salutato il compagno Mauri. E' stata vergognosa la presenza della digos al funerale, schierati per vedere chi c'era al cimitero della Certosa di Bologna. Ancor più vergognoso l'articolo uscito sul "il retto del carlino" il giorno dopo, dove come "vecchie checche da avanspettacolo", la digos parla di cori e petardi contro di loro.
E' falso. L'auto è stata presa a "vaffanculo, merde, andate via". Giustamente. Ma, i cori, i botti, i fuochi d'artificio erano tutti per Mauri. Eravamo lì per lui.
Sulla morte, non trovo mai le parole giuste....solo il silenzio e il coro per Mauri:
"Mauri è vivo e lotta assieme a noi, le nostre idee non moriranno mai".

PROCESSO DA IMPUTATA (CMC)



Questa mattina vi è stata l'ennesima udienza a Ravenna per la denuncia di diffamazione aggravata a mezzo stampa della CMC (cooperativa muratori cementisti italiani) ove sono imputata. In aula, difesa dall'Avv. Ettore Grenci e, fuori dall'aula..digos, carabinieri e “giornalisti”. Spero che quest'ultimi abbiano avuto una lezione di giornalismo ascoltando il mio esame.
Come saprete, il 15 agosto, il presidente della CMC, Matteucci, è morto per infarto. Rimane in piedi la costituzione civile, rifiutata dal giudice, invece, “l'improvvisata” di un sostituto testimone senza essere stato messo agli atti. (Giustamente).
Non essendoci l'esame del testimone dell'accusa, si è passati al mio esame e contro-esame. Lo pubblico affichè possa servire ai prossimi.
Forse, la frase con la quale chiudo il mio esame, mi procurerà un'altra denuncia, da parte della comunità ebraica. Ma, lotto per il diritto di ognuno di avere la libertà di definire israele per ciò che è.





MIO ESAME

Sign Giudice rettifico su quanto scritto “muro che separa israele dalla Palestina” con “muro israeliano in Palestina”.
Una breve, ma indispensabile, premessa per contestualizzare ciò che è oggetto di denuncia:
  • cos'è il muro?
    E' lungo 752 km, alto 10 mt. Il 70% è in cemento, il restante in barriera o barriera elettrificata o in costruzione. Non segue la green line riconosciuta nel 1949 anche da israele, ma segue piuttosto la costruzione degli insediamenti camminando di pari passo. Talvolta la sua costruzione dell'insediamento è in simultanea con la costruzione dell'insediamento. Fanno parte del muro i checkpoint, i gate, le torrette armate. La costruzione del muro è iniziata nel 2002 e l'intera opera venne presentata come “muro di difesa”, ma questo solo nella versione internazionale (website difesa israeliana in inglese); nello stesso website in versione ebraica era presentato come “muro di separazione”. Di questo si accorse una giornalista che contestò l'utilità del muro per fermare gli attacchi palestinesi, visto che oarte dei palestinesi erano nei territori del '48 per “annessione”.
  • Cosa sono gli insediamenti?
    Gli insediamenti illegali israeliani sono colonie dette “illegali” perchè violano la green line e gli accordi di Oslo. Il procedimento per la costruzione è questo: in primis arrivano i soldati israeliani che consegnano l'avviso cartaceo ai contadini palestinesi che quel pezzo di terra è diventato “zona c” ovvero sotto il controllo israeliano e che la zona adiacente è diventata “zona b”. Il tutto per motivi di sicurezza. Il contadino ha poche ore/giorni per lasciare la casa e la terra. I soldati israeliani piantano le tende e stazionano sul posto, nel frattempo la terra viene recintata. Le tende militari diventano container ed iniziano i lavori di costruzione delle case a pari passo con la costruzione del muro in cemento, nella maggior parte dei casi.
  • Come vengono costruite le case?
    In blocchi di pietra tagliati dalle colline della Palestina. La Palestina è piena di cave che dono diventate anche una devastazione ambientale. Le case sia che sono israeliane o palestinesi, pertanto, sono costruite da questi blocchi di pietra dove fra l'una e l'altra pietra, sì, ci sono quei cm di cemento... E' questo un punto fondamentale ed è bene ricordare che i palestinesi non possono costruire case (pochissime).
Ora... un'azienda o una cooperativa che costruisce grandi opere (Dal Molin, Sigonella, TAV, dighe..) è credibile che vada fin là per mettere due cm di cemento fra una pietra e l'altra e non partecipi alla costruzione del muro davanti a quella casa?
Tutta la documentazione della costruzione del muro è segregata al ministero della difesa israeliano Tel Aviv.
Io ho appreso di questo coinvolgimento da una conferenza pubblica nel Comune di Ravenna dove i relatori erano Moni Ovadia e l'allora assessora Elettra Stamboulis. Poco dopo uscì la vignetta di Gianluca Costantini; ma soprattutto le loro dichiarazioni in quella conferenza furono confermate dal web giornale sionista “informazione corretta”.
Erano fonti autorevoli ed io, da cittadina, non ho fatto altro che ripetere la loro notizia. Attribuìì con un “forse” il 20% alla Pizzarotti di Parma perchè in quel momento vi era in ballo la costruzione della ferrovia Gerusalemme-Tel Aviv, ma con un “forse”(...mia deduzione).

Andiamo ora sul termine “nazista”....
Citazioni di fonti più autorevoli di me ed oltretutto, tutti ebrei.
“Se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti” di Norman Filkenstein.
“Ciò a cui stiamo assistendo è uno spettacolo triste: i discendenti delle vittime dei nazisti stanno trasformando Gaza in un campo di concentramento” di Zygmunt Bauman
“israele, un partito fascista per il quale terrorismo e menzogna sono gli strumenti” di Albert Enstein
“il tribunale di Norimberga era falso, ce ne vorrebbe uno vero per israele” di Gilad Atzmon.

I miei stessi film sono prove della fondatezza di queste affermazioni.

Ma soprattutto:
  • A quell'epoca dell'accaduto uscivo da una campagna elettorale e comunque ero un personaggio pubblico politico. In quanto tale avevo il diritto di una critica politica.
  • Oggi.... ho vissuto in Palestina per due anni, in quella prigione a cielo aperto. Teatro di ogni tipo di orrore e violenza alla quale ho assistito ed ho vissuto. Ho documentato tutto limitandomi ad accendere la telecamera e ho cercato di fare da scudo umano con il mio corpo quando i soldati israeliani sparavano ai bambini. Per questo motivo mi hanno sparato, rapita, imprigionata, torturata e deportata.

Io, oggi, il diritto di chiamarli nazisti, lo pretendo!

mercoledì 15 novembre 2017

DELLA VIOLENZA, DEGLI STUPRI, DELLA MERDA, DELLA DIGNITA'




Ci sono avvenimenti della vita che non te li togli nemmeno se ti freghi la pelle con la paglietta di ferro facendo la doccia. Sono questi avvenimenti che creano la persona. Si esprime ciò che si aveva dentro con violenza. Alcuni diventano “luce” perchè avevano dentro di sé un lumino, altri diventano merda perchè dentro di sé avevano solo lo stronzo di ciò che avevano mangiato. In entrambi i casi, ripeto, si rivelano con violenza; perchè è violenta la luce che illumina la merda ed è violenta la merda che cresce e si muove.
Non è che aver subito stupro e molestie, mi dia adito a parlare, ma fa parte di me, di ciò che sono; della mia violenza.
Uno stupro è quando la parte più intima di te viene presa senza il tuo consenso, contro la tua volontà.
Una molestia sessuale è quando una tua intimità viene toccata e un tuo muro difensivo viene passato senza il tuo consenso. E per “intimità” non intendo solo zone fisiche del corpo, ma anche zone mentali.
Stupro e molestia hanno due muri che vengono infranti: il corpo e la mente. Se alla molestia e/o allo stupro cerchi di difenderti con il muro della forza fisica o con il muro della mente, si innesca un'altra violenza che è quella dell'inferiorità al mostro che ti sta prendendo.
E' banale ciò che ho scritto fino a qui? Beh, forse è meglio ribadirlo e mi va di ribadirlo in questo modo: senza aver mai usato “donna” o “uomo”.
Parto infatti da ciò che dovrebbe essere ovvio per scrivere il seguito.
(Da “educazione siberiana”): “ …..... un branco di lupi che erano messi un po’ male perché non mangiavano da parecchio tempo, insomma attraversavano un brutto periodo. Il vecchio lupo capo branco tranquillizzava tutti, chiedeva ai suoi compagni di avere pazienza e aspettare, tanto prima o poi sarebbero passati branchi di cinghiali o di cervi, e loro avrebbero fatto una caccia ricca e si sarebbero finalmente riempiti la pancia. Un lupo giovane, però, che non aveva nessuna voglia di aspettare, si mise a cercare una soluzione rapida al problema. Decise di uscire dal bosco e di andare a chiedere il cibo agli uomini. Il vecchio lupo provò a fermarlo, disse che se lui fosse andato a prendere il cibo dagli uomini sarebbe cambiato e non sarebbe più stato un lupo. Il giovane lupo non lo prese sul serio, rispose con cattiveria che per riempire lo stomaco non serviva a niente seguire regole precise, l’importante era riempirlo. Detto questo, se ne andò verso il villaggio. Gli uomini lo nutrirono coi loro avanzi, e ogni volta che il giovane lupo si riempiva lo stomaco pensava di tornare nel bosco per unirsi agli altri, però poi lo prendeva il sonno e lui rimandava ogni volta il ritorno, finché non dimenticò completamente la vita di branco, il piacere della caccia, l’emozione di dividere la preda con i compagni.
Cominciò ad andare a caccia con gli uomini, ad aiutare loro anziché i lupi con cui era nato e cresciuto. Un giorno, durante la caccia, un uomo sparò a un vecchio lupo che cadde a terra ferito. Il giovane lupo corse verso di lui per portarlo al suo padrone, e mentre cercava di prenderlo con i denti si accorse che era il vecchio capo branco. Si vergognò, non sapeva cosa dirgli. Fu il vecchio lupo a riempire quel silenzio con le sue ultime parole:
“Ho vissuto la mia vita da lupo degno, ho cacciato molto e ho diviso con i miei fratelli tante prede, così adesso sto morendo felice. Invece tu vivrai la tua vita nella vergogna, da solo, in un mondo a cui non appartieni, perché hai rifiutato la dignità di lupo libero per avere la pancia piena. Sei diventato indegno. Ovunque andrai, tutti ti tratteranno con disprezzo, non appartieni né al mondo dei lupi né a quello degli uomini … Così capirai che la fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna più”

Una persona che accetta che il proprio muro venga infranto in cambio di lavoro, successo, soldi è una persona che sceglie di vendere la propria dignità. E' una merda. Non è una vittima di stupro e/o molestia. Ha scelto. Si può pulire i cessi e non fare film, ma si vive con la dignità.
Una persona che compra il passaggio del muro di quella persona per dargli lavoro, successo, soldi è una persona che compra la dignità altrui. E' una merda. Puoi masturbarti, e con gusto, fra le mura di casa tua. Non hai bisogno di comprare la dignità altrui; questo è un altro tipo di gusto.
E' inaccettabile che una merda venga, oggi, venduta come “luce”. Ovviamente anche chi fa quest'azione di “vendere merda come luce”, è una merda.
Se lasciamo che la merda si espanda, sarà sempre più difficile vedere la luce.
E' inaccettabile, pertanto, che venga anche solo presa in considerazione o in discussione chi ha scelto di farsi toccare, usare, scopare, in cambio di carriera o altro; ancor di più che venga riconosciuta come “vittima”.
E' inaccettabile che ci si indigni e si scenda in piazza per le “donne vittime di aver scelto” che, in realtà, si stuprano da sole facendosi usare da bandiere spettacolarizzanti la loro scelta.
“me la son dovuta far leccare per far carriera”. Questa sarebbe la dignità da portar come bandiera?
La dignità sta in tutti quegli uomini e donne (lupi) che hanno scelto di non vendersi, hanno scelto di vivere alla fame. Tutti quegli uomini e quelle donne che dicono “no”, tutti i giorni....stringendo i denti, per la fame.
E' dura, sapete?
Ma è senz'altro più dura per chi, invece, è veramente vittima di stupro/molestia.
Penso a tutti quegli uomini e donne, che vengono stuprati/e e/o molestati ogni minuto nella mente e nel corpo; nelle prigioni.
Penso a tutti quegli uomini e donne, che vengono molestati/e dalle merde che hanno preso potere.
Penso a tutti quegli uomini e donne, che hanno urlato “no”, che si sono difesi, che lottano e picchiano con voce e pugni per continuare a difendersi.
E' dura, sapete?
Oggi, viene smerdato un uomo che ha allungato le mani su aspiranti attrici che volevano far carriera (e hanno scelto), per illuminare una donna che fa l'attrice e che però ha ammazzato i bambini palestinesi (vedi Wonder Woman). (solo per fare un esempio).
Insomma, oggi, l'importante è che abbiate la figa e vi propagandiate come vittime. Uomini e donne vi faranno icona.
Da donna, stuprata, sparata, rapita, imprigionata, torturata e deportata..il mio messaggio a chi si è venduto la dignità, a chi ha comprato la dignità, a chi vende la storia di chi ha venduto e comprato, a chi scende in piazza per la storia di chi ha venduto e comprato:
“merde, io vi sputo, con violenza”.

E questo, mi sentivo di scriverlo, per le vere vittime e per gli eroi che dicono “no” e che tirano pugni...con violenza.





ISOLATA...

Avviso chi mi legge solo su questo blog, che da lunedì sono praticamente isolata. La nevicata di un mt ha provocato diversi danni, fra i quali la mancanza di energia elettrica (oltre ad internet che già funziona come il culo quassù in montagna). Sono giorni un pò così, di difficoltà...perchè ovviamente manca anche il riscaldamento.
Quindi, riesco a connettermi davvero pochissimo e la funzionalità del cellulare è relativa a quanta corrente elettrica ci stanno dando e quando.







sabato 11 novembre 2017

Crimine di tortura nelle prigioni e nei centri di detenzione dell'Autorità palestinese

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano.
A Londra è stato presentato il rapporto del PCHR dal titolo "Crimine di tortura nelle prigioni e nei centri di detenzione dell'Autorità palestinese".
Il rapporto denuncia la tortura applicata in sede di interrogatorio da parte dell'Autorità palestinese sui palestinesi. E faccio notare che sono quasi tutti palestinesi presi perchè contro l'occupazione israeliana. Ad essere chiamati in causa sono: la polizia, la sicurezza interna, l'intelligence, la sicurezza preventiva (sia di Gaza che della Cisgiordania). 7 casi di decesso durante l'interrogatorio (3 in Cisgiordania e 4 a Gaza).
Mi auguro che il PCHR faccia un rapporto anche sui "metodi di insegnamento nelle scuole della Cisgiordania (non posso essere testimone per Gaza). Sui "maestri del bastone e delle botte" dei quali ho preso conoscenza attraverso le voci dei bambini palestinesi. Qui vi allego l'ultima denuncia di qualche giorno fa, a Nablus. Il bambino si chiama Ahmed. Coraggio da leoni ad aver denunciato pubblicamente.
Ulteriori prove (se ancora ce ne fosse bisogno) che l'Autorità nazionale palestinese sta facendo lo stesso lavoro di israele. Chi si siede a tavolino con loro e collabora (anche solo per entrare in Palestina) dovrebbe sprofondare in un pozzo di vergogna (o di merda).





giovedì 9 novembre 2017

ATTENZIONE: PER CHI CERCA LAVORO ALL'ESTERO...




Scrivo questa piccola tragedia personale (una delle tante nella mia vita), non per sputtanare l'agenzia per la quale ho lavorato, ma affinchè sia d'informazione per chi cerca lavoro all'estero.

In quest'Europa di sta ceppa siamo in tanti a buttarci nel lavoro stagionale all'estero. La scorsa estate anch'io ho lasciato i miei piccoli lavoretti bolognesi per fare la stagione in Spagna (buon stipendio, vitto e alloggio compreso) in più a lavorare sulla Costa Brava non è male. Forte anche di un sapere... con una legge del 1975, per i lavoratori che rimpatriano anche solo dopo pochi giorni (quindi non dipende da quanto tempo si lavora all'estero), l'I.N.P.S. Paga l'indennità per rimpatriati che è pari alla disoccupazione, per 6 mesi. La si può richiedere solo una volta senza essere legati alla durata del lavoro, dalle volte successive si parte da un minimo di 12 mesi.
Così, sentite altre esperienze che pur avendo lavorato solo pochi giorni, godono dell'indennità di disoccupazione, sono intenzionata a fare lo stesso. Ne ho diritto....
Però mi faccio tutta la stagione (luglio ed agosto). Nel mentre, mi reco all'ufficio per l'impiego spagnolo per richiedere il modello U1, che è quello che richiede l'Inps per liquidare il lavoratore dell'indennità (oltre a busta paga e contratto).
Lì in Spagna scopro che l'agenzia interinale che mi ha fatto il contratto ha sede legale in Lettonia, a Riga e che quindi l'U1 deve essere emesso da là. Allarmata chiamo l'agenzia e vengo subito tranquillizzata che ci penseranno loro a richiederlo e farmelo avere.
Finisco la stagione, sono pronta a rientrare in Italia, ma ancora l'U1 non me lo danno...
Rientro in Italia e il giorno dopo vado subito all'ufficio di collocamento a Bologna per fare la D.I.D. (dichiarazione d'immediata disponibilità al lavoro). Anche questo è un passaggio fondamentale per ricevere l'indennità, che ho fatto.
Nel frattempo, dopo ripetute mail e messaggi whatsapp alla mia agenzia, mi mandano un documento che si chiama A1 (quindi non quello che avevo richiesto). Li ricontatto chiedendo che cazzo era sta roba che non avevo mai chiesto.... e mi dicono che mi faranno avere l'U1 entro 30 giorni. Siamo al 5 settembre. Ok?
Poi, cerco un patronato che mi presenti la domanda. Porto tutta la documentazione che ho e anche loro mi dicono che non appena avrò l'U1 di protocollarlo direttamente all'Inps.
Inizio a massacrare di mail la mia agenzia senza avere risposta.....
Ad ottobre iniziano a tornarmi indietro le mail perchè pare non funzioni più l'indirizzo mail dell'agenzia....
Il 13 ottobre mi chiama il patronato dicendomi che l'Inps chiedeva l'U1...gli faccio presente che secondo la legge è l'Inps che deve richiederlo all'ente estero qualora il lavoratore ne sia sprovvisto, ma mi consigliano di insistere a chiederlo io all'agenzia che mi ha assunta...
Ri-scrivo alla mia agenzia, usando altri indirizzi mail, e il “solito” con il quale ho parlato (sempre per scritto) mi dice che mi ha cercato telefonicamente proprio il giorno precedente per chiedermi l'indirizzo per inviarmi via posta l'U1...!???!!
“L'indirizzo”...mi hanno fatto il contratto di lavoro...ce l'hanno l'indirizzo, vabbè...gli rispondo e lui mi risponde che è stato inviato per posta.
Ne sollecito l'invio via mail per urgenza perchè l'Inps ne ha bisogno subito. E lì parte di nuovo il silenzio.... Fino a quando mi risponde dandomi un indirizzo mail della sede dell'agenzia in Lettonia che si sta occupando della mia richiesta.
Siamo a due settimane fa.
Le scrivo e mi dice che si interesserà appena avrà tempo...
Passano i giorni, son passati mesi e io, nel frattempo, sto terminando i soldini.... ok?????
Arriviamo a lunedì scorso:
vado all'Inps a protocollare un ricordo “che come è scritto nel loro sito nella pagina di questa legge, è l'Inps che chiede l'U1 al paese estero qualora il lavoratore ne sia sprovvisto”. Protocollo all'ufficio Inps di Bologna e la tipa che se ne occupa si incazza perchè dice che non è vero, oltretutto per la Lettonia che non è convenzionata con l'Italia.
Esco e controllo le mail sul cellulare (visto che ero lì, magari mi arrivava l'U1 e lo consegnavo subito...).
E, trovo l'ennesima doccia fredda di sti stronzi: mail della sede in Lettonia della mia agenzia che mi riferisce che hanno tentato di avere l'U1, ma che la prassi è che vada il diretto interessato nell'ufficio dell'Autorità lettone a chiederlo e pertanto che DOVEVO ANDARE IO IN LETTONIA ALLO SPORTELLO A RICHIEDERE L'U1.
In tasca ho le sole 5 euro per tornare con il bus a casa.
Quando sono sull'autobus e mi viene da piangere, decido di chiamare la mia ex collega, per aggiornarla...le avevo detto io di come fare a prendere sti indennità, sicuramente sarà messa come me; ma almeno ci sfogheremo in due...
La chiamo, lei è nel Lazio; mi lascia raccontare tutta la storia e alla fine mi dice “Samà, mi spiace che ti sia andata così...me l'hai detto tu dell'indennità....ma io l'ho presa, già dal mese scorso, con i tuoi stessi documenti”.
Sbang!!
Mi suicido?
Chiamo il patronato (per capire se sono loro che hanno scazzato). Chiamo un amico di un altro sindacato (per avere un altro parere). Ed entrambi mi danno la stessa risposta: “sì, in altre regioni liquidano senza impuntarsi su questo documento, anche perchè la prova del lavoro gli sarebbe già stata data con contratto, buste paga e A1), ma qui in Emilia – Romagna fanno così. Non si può fare nulla.
Torno a casa....e fortuna che non abito al quinto piano....

Faccio un passo indietro: nel mentre che si aspetta l'indennità, se inizi a lavorare, la perdi. O meglio, ti verrà data quando rismetterai di nuovo di lavorare. Quindi, io, da settembre ad oggi...ho rifiutato dei lavori perchè ero convinta che mi stesse arrivando l'indennità....
Arriviamo a martedì: quando scrivo direttamente all'ufficio per l'impiego in Lettonia, spiegandogli tutta la storia. Questi mi rispondono inviandomi un modulo di richiesta per l'U1 (in lettone), da rimandare in Lettonia compilato e firmato e per posta, non via mail.
Lo stampo, lo compilo (usando google traslate) e lo firmo e glielo mando via mail per accelleare i tempi e chiedendo gentilmente di anticiparmelo via mail e i tempi...
Arriviamo a questa sera: dalla Lettonia mi rispondono che la mia firma su quel modulo di richiesta potrebbe essere non autentica e pertanto che aspetteranno il modulo via posta e che da suo ricevimento passeranno altri 15 giorni più la spedizione.

Ora:
  1. l'agenzia per la quale ho lavorato in Spagna ha ovviamente una sede fittizia in Lettonia per non pagare le tasse.
  2. Mi hanno scritto una marea di balle e non si sono minimamente preoccupati di mettermi in contatto prima con quest'ufficio in Lettonia al quale dovevo richiedere il modulo.
  3. L'Inps in Emilia Romagna se ne fotte.
  4. La mia collega... (sono felice per lei che ha preso l'indennità), lei, al quale gliel'avevo detto io e io ….no.

L'agenzia per la quale ho lavorato si chiama workeurope.eu , mi ha mandato una mail questa sera dove mi propongono un lavoro in Finlandia......non so ancora cosa farò, sto messa di piangere.

Che questa storia insegni una cosa: il primo che sostiene che le persone non hanno potere, si legga questa storia. Guardate quanto potere hanno di rovinare la vita ad una persona.


Arriviamo ad ora: temo ad aprire le mail...tanto sono sicura che non ci sarà nulla di buono, ma decido di pubblicare l'articolo. Non si sa mai, magari a qualcuno può servire, o magari a qualcuno viene un'idea di come fargliela pagare (almeno quello, cazzo).

domenica 5 novembre 2017

MI BUTTO....




Dicono che i miei film siano “troppo reali”, che “è come vivere la scena se ci fossi dentro”. Ho avuto la possibilità di riprendere momenti, non mettendomi a lato (con il cavalletto) e semplicemente... “filmare”, ma di stare in mezzo e filmare. In mezzo alla bellezza, agli scontri, alle lacrime, alle bombe.
Ora mi butto in rete, posso buttarmi in mezzo ai vostri matrimoni, alle vostre feste di compleanno, ai vostri momenti di laurea, e così via.....
Lavoro da autonoma con ritenuta d'acconto sia per le video riprese, sia per il montaggio video che posso realizzare anche con i filmati dei vostri telefonini.
Per realizzare 3 film ho fatto di tutto (pulizie, cameriera) a testa alta.... ma non vedo perchè non debba provare a fare il mio lavoro.


Samantha Comizzoli

giovedì 19 ottobre 2017

ANDARE E STARE IN LIBANO



Prima di partire per il Libano avevo cercato online qualche consiglio su “cose da sapere e da vedere”. Non c'è quasi un cazzo rispetto alla realtà del Libano. Addirittura il solito articolo pubblicato con copia/incolla su più siti. Mi ero riproposta di scrivere, quindi, quello che consiglierei o sconsiglierei.
Prima di iniziare, non dimenticate mai che il Libano, grande poco più dell'Abruzzo, ha 18 religioni diverse; una guerra civile di 30 anni fa circa, e la guerra con israele nel 2007.
Il mio primo consiglio riguarda la prenotazione del volo (non c'è volo diretto dall'Italia a prezzi modici). Prenotate direttamente dalla compagnia aerea e diffidate di siti web intermediari; questo perchè nel caso accada qualcosa e incontriate la necessità di cambiare il volo, vedrete sorci verdi se prenotate con siti web di intermediazione (a me è successo un casino).
Farete quasi sicuramente tappa ad Instabul per qualche ora. Non è vero che negli aeroporti turchi c'è il wi-fi libero. Dovete consumare ai ristoranti supercari al secondo piano e lì vi daranno la loro password. Al primo piano c'è la “terrazza”, dove si può fumare....trattasi di gabbia in vetro dove il fumo ti entra nei polmoni anche senza accendere la sigaretta. Negli aeroporti di Instabul è pieno di coloni israeliani e/o rabbini (lo dico per chi come me avrebbe voglia di prenderli a calci in culo). In Libano gli israeliani non possono entrare e non entri anche se hai un timbro di israele sul passaporto (idem come sopra).
Ora....siete arrivati a Beirut...e avete il primo grosso problema: come lasciare l'aeroporto.
L'aeroporto è su due piani. Al primo piano (quello degli atterraggi) ci sono fuori i taxi che aspettano. Attenzione, questo sarà uno dei punti fondamentali della vostra permanenza in Libano. I taxi in Libano non hanno tassametro e i prezzi delle corse vengono fatti dai tassisti in base a molti fattori: siete simpatici o no, siete turisti o no, quante valigie avete, in quale hotel andate. In ogni caso, cercheranno di fregarvi i soldi, e non pochi. Non ci sono bus da e per l'aeroporto (tranne uno che si ferma ad un km di distanza). Se, invece, prendete la scala mobile e andate al secondo piano, troverete fuori qualche tassista abusivo. Il discorso di fregarvi i soldi vale uguale, ma sono comunque più economici. Sappiate comunque che dall'aeroporto a Beirut il prezzo non dovrebbe superare il 20 mila pound libanesi. Mille pound libanesi corrispondono a un euro e settanta. Non prenotate mai il taxi tramite hotel, c'è un ulteriore sovra prezzo.
Poichè non avrete internet sul telefono, escludete la possibilità dell'app “uber”, che c'è...ma senza internet...ciaone.
Alloggi:
gli hotel a Beirut sono carissimi. Consiglio comunque il Rage hotel ad Hamra. E' un vecchio hotel con vista sugli hotel distrutti e schiacciato da quelli nuovi. Mi sono trovata benissimo. Prezzi più che accettabili.
Funziona molto bene airbnb, ma anche qui c'è da fare molta attenzione. Su 3 posti dove ho alloggiato, uno era una fregatura perchè non era un appartamento, ma un dormitorio di 8 piani nel porto industriale di Beirut. Stanza senza finestra, senza aria condizionata e impossibile dormire con la porta aperta perchè dava direttamente su tutti i traffici nelle strade del porto. Ho passato lì solo una notte, dopo aver pagato la settimana intera su airbnb e chiesto il rimborso (mi rimborsano solo due notti). La zona con meno “sorprese” per airbnb è quella di Hamra, ed è anche quella dove troverete tutto perchè è la zona dell'università americana. Molto, ma molto cara.
Armenia streeth, invece, è la zona di pub e locali. Bella, troppo hipster per miei gusti e troppo cara. Ma se volete farvi una birra andateci. Qui troverete anche una scalinata dipinta dove ogni tanto fanno degli eventi a “birra free”. Non consiglio ristoranti perchè non ne ho provati, troppo cari. Ho mangiato il classico pane arabo con zaatara o formaggio sia a pranzo che a cena tutti i giorni. Quasi meglio di quello in Palestina, ma avendo mangiato solo quello, credo che per un bel po' non mi mancherà. L'acqua del rubinetto non è potabile e non ci potete nemmeno cucinare, perchè è quella diretta dal mare. Questo significa che dovrete comperare bottiglie d'acqua, ma significa anche che l'acqua per lavarvi è quella che è. Non è solo salata....purtroppo il mare del Libano ha vissuto il più grande disastro ambientale del Mar Mediterraneo, nel 2007. israele bombardò una petroliera per due giorni. Per ben 10 giorni, israele, impedì ai libanesi di avvicinarsi per fermare la fuoriuscita di petrolio e spegnere le fiamme. Morirono tutti i pesci e il petrolio arrivò sulle spiagge e quasi fino in Turchia. Stimarono 10 anni per la completa riabilitazione del mare, ma se oggi andate su una spiaggia di Beirut e scavate un po' con le mani, vi uscirà ancora il greggio.
Pertanto noterete subito i danni di quell'acqua sulla vostra pelle e sui vostri capelli (per non parlare dell'incremento di tumori in questi dieci anni). Altresì in tutto il Libano, la corrente elettrica viene interrotta tutti i giorni per 3 ore. Tutte le case hanno il generatore, le strade pubbliche, invece, non hanno illuminazione. Internet funziona a colpi o non funziona proprio.
Beirut rispecchia il resto del Libano: un piccolo territorio per un'infinità di realtà completamente diverse. Il quartiere armeno è completamente diverso da quello di Ashrafieh nonostante siano entrambi quartieri cristiani, quest'ultimo non ha nulla di interessante e non troverete persone amichevoli né ospitali. C'è poi il centro di Beirut, vicino alla grande moschea (ricostruita) e al famoso cinema distrutto. Il centro di Beirut è il quartiere governativo, chiuso fino a pochi mesi fa per questioni di sicurezza. E' completamente ricostruito e riaperto al pubblico, ma totalmente deserto. Per anni i libanesi non potevano entrarci e quindi non ci vanno nemmeno oggi, non hanno abitudine. Oltretutto è la zona più a rischio di autobombe. Lì vicino c'è il suk. Il suk di Beirut è un megacentro commerciale. In tutta Beirut troverete un paio di negozi da souvenirs in Armenia streeth (carissimi) e qualche negozio ad Hamra, ma non nella via centrale (dietro, dove c'è la zona più povera). Qui troverete qualcosa di artigianato, ma poco del Libano. La maggior parte dell'artigianato proviene dalla Siria (non arriva quasi più nulla da anni), dalla Turchia, dall'Iran (tappeti) e dal Marocco. Troverete molti prodotti dalla Cina e dall'India.
La cosa più interessante da vedere a Beirut è la “casa gialla” sulla via verde. La via verde è una strada che durante la guerra civile era piena di cecchini. Per questo motivo non si transitava sulla via che ha visto i segni della trascuratezza crescere. Una di queste trascuratezze è stata la crescita della vegetazione; l'ha resa verde e da qui il nome.
La casa gialla (che è, appunto, gialla) era di una famiglia libanese che l'ha abbandonata con la guerra civile. La casa era diventata la postazione di una falange cristiana maronita. Le pareti sono piene di fori di proiettili. 4 piani lasciati intatti dai segni di guerra e valorizzati da una sapiente ristrutturazione durata 30 anni. Ora è un museo che da mesi ha aperto e sta ospitando la mostra di un'artista sulla guerra civile. La casa gialla ha ingresso gratuito perchè il pensiero che la caratterizza è “non lucrare sulle vittime”. Ovviamente questo progetto non vede l'appoggio delle istituzioni (corrotte) né delle varie fondazioni (tipo banca Audi). Sia la casa che la mostra sono “giuste”, e per questo molto emozionanti.
Nonostante tutta Beirut sia sul mare, non è possibile accedervi se non andando verso sud. Questo perchè lungo tutta la sua costa è zona di porto (militare, industriale, il faro) o con gettate di cemento.
Proviamo a lasciare Beirut. Avete tre possibili mezzi di trasporto: il taxi (carissimo), l'autobus (economico, ma non per tutte le destinazioni) e il service-minibus (economico e quasi per tutte le destinazioni, ma molto pericoloso nella guida). Sui service, come nei taxi, il prezzo viene fatto a simpatia e a gara a chi frega più soldi.
Il sud del Libano merita, incontrerete palestinesi e siriani soprattutto a Tiro, che è vicina a Sidone. Entrambe distrutte da israele. A Sidone c'è il suk e la medina storica , direttamente sul mare.
A nord c'è la tanto rinomata Biblos (dove è stata inventata la scrittura dai fenici). Se avete soldi è il posto per voi. I cristiani (che hanno il controllo qui) hanno trasformato il suk in una zona di locali per happy hour e negozi di souvenir. Bella la spiaggia di Biblos, forse la più bella che ho visto in Libano. Da Biblos ci sono i service-minibus per la montagna del Libano. Paesaggi completamente diversi da quelli che avrete visto fino ad ora, ma assolutamente inospitali (sotto il controllo cristiano). Troverete migliaia di chiese, altarini e statue della Madonna. Ero stufa di vedere sta donna dappertutto....
La città che merita veramente è Tripoli, a nord. Vi troverete ad un'ora di strada dalla Siria. E da una delle fermate abusive di Tripoli, partono i service-minibus che con 10 dollari vi portano in Siria.
Tripoli è sotto il controllo musulmano, sembra di essere in Palestina. C'è il suk, c'è la medina, ci sono gli hammam, ci sono le moschee, ci sono i baracchini che vendono il cibo. Tutto economico ed ottimo cibo.
Il porto di Tripoli è stato distrutto da israele, ma la zona turistica è stata ricostruita ed è bellissima. Prima di arrivare, tramite il lungomare, a quella zona ricostruita..vedrete una moschea con giardino. Se lo attraversate, dall'altra parte vi si aprirà un mondo di sera. Una specie di piazza con tantissimi baracchini che fanno qualsiasi tipo di cibo: sandwich di pesce, pizza, pannocchie, gelato, carne, crepes, caffè e thè. Tutto molto economico e buonissimo. Tripoli ha anche un castello (se ci andate di prima mattina è ad ingresso gratuito) ed è il punto più alto della città per una vista panoramica mozzafiato.
Dove alloggiare a Tripoli? Anche qui funziona bene Airbnb. Caratteristico il Levantine Institute, dove fanno i corsi di lingua araba ed affittano anche tramite airbnb.
A Tripoli così come a Sidone troverete gli artigiani del sapone. Entrambe le città fanno parte della “via del sapone” assieme ad Alepp e Damasco in Siria e a Nablus in Palestina.
Vi consiglio di comprarlo a Tripoli da una famiglia che lo fa da 200 anni. Si trovano al piano superiore di un caravanserraglio di origini egizie che non ha avuto alcun restauro (purtroppo). Fate attenzione: i negozi nuovi che vedrete al piano terra non hanno nulla a che vedere con gli artigiani al secondo piano, anzi..sono lì per portar via un po' di clienti. La famiglia artigiana che sta nell'antico caravanserraglio vive in assoluta povertà.
In generale consiglio di non dimostrarvi da subito simpatizzanti di Palestina e Siria con chiunque vi capiti. Ricordo quello che ho detto all'inizio: 18 religioni diverse.... Qui i palestinesi e i siriani sono profughi che vanno ad incrementare il numero dei musulmani. Come avrete capito, alcune zone, sono in mano ai cristiani, è può essere che vi troviate a parlare con qualcuno che in passato ha massacrato i palestinesi.
Altri consigli: quando contrattate un prezzo (taxi o negozi o hotel) specificate bene se stanno parlando di dollari o pound libanesi, perchè questo crea davvero spiacevoli sorprese. Non portatevi e non girate con banconote troppo usate o rotte perchè non ve le accetteranno e non ve le cambieranno. Le banche in Libano non possono cambiare soldi. Non fotografate i carro armati o i soldati; vi faranno cancellare le foto.
Quando ripartirete dall'aeroporto di Beirut consiglio di non acquistare nulla, è tutto davvero carissimo, se non le sigarette, ma dopo aver passato i 3 checkpoint ed essere nel duty free.
Il governo del Libano è corruttisimo e sta portando il Paese al crack finanziario. Questo ha molte conseguenze:educazione, sanità, servizi, edilizia.
Poco tempo fa, l'azienda che raccoglie i rifiuti a Beirut è entrata in sciopero per i mancati stipendi. Lo sciopero è durato 6 mesi. La produzione di rifiuti a Beirut è enorme e per 6 mesi sono rimasti lì, dappertutto. Oggi è in mano ad una ditta privata, che passa in continuazione a raccogliere i rifiuti (anche 3 volte al giorno e i cassonetti sono sempre pieni) per portarli su una montagna o su un fiume....poi li bruciano a cielo aperto. Nonostante questo, le spiagge del Libano sonno piene di rifiuti per una mancata educazione alla popolazione.
Complessivamente: per chi ha gli occhi come i miei, che soffrono nel vedere la sofferenza umana, animale e del pianeta...il Libano è durissimo.





martedì 17 ottobre 2017

ACCORDO HAMAS-FATAH-LEVIATHAN

Buonasera Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. Sono in Italia (con rientro di largo anticipo, ma amen). Inizio a pubblicare il primo di una serie di articoli che preferisco pubblicare da qui....



Interessante la nuova “pace” fra Hamas e Fatah per avere un unico governo in Palestina; ed accolta con entusiasmo da tutte le fonti ufficiali (non posso dire semplicemente da “tutti” perchè per i palestinesi forse non è così).
Sono certa che il più entusiasta per l'accordo è la British Oil.
La British Oil possiede il 60% del pozzo di gas Leviathan. I giacimenti di gas sono due: uno davanti a Gaza (quello più grande); e l'altro sul confine, o almeno sulla carta, fra Gaza e i territori occupati del '48. Certo, israele, se ne infischierà come al solito e cercherà di prendere tutti e due i giacimenti; ma i punti che mi interessano di più in questo momento sono altri.
La British Oil aveva richiesto come punto fondamentale per iniziare le estrazioni, un unico governo palestinese. Ecco perchè credo che la British Oil sia entusiasta della “pace” fra Hamas e Fatah.
British Oil ha il 60%, il fondo per la Palestina ha il 10%...Chi ha il 30%? Il Libano.
Hanno stimato che con quel 10% di gas, ci sarà energia per Gaza e per la West Bank per molti anni ed avanzerà per l'esportazione. In questo modo la Palestina guadagnerà due volte perchè finalmente avrà una fonte d'energia e risparmierà soldi non comprandola da israele.
Il gas del quali vi sto parlando, finirà in Puglia.
Ma, notizie a parte, quello che non mi tornava in questi giorni..è che sono in Libano ed è CERTO che presto inizierà la guerra contro israele. Questo va decisamente contro l'ondata di normalizzazione che la politica palestinese sta portando avanti. Insomma, come mai in un clima di “pacificazione”, il Libano è pronto ad entrare in guerra contro israele?
Che una nuova guerra civile e un'altra guerra contro israele stiano per iniziare, ripeto, qui è certo. Con una guerra interna ed una contro israele (che ovviamente riceverà il solito appoggio usa/europa), si creerà una prolunga di ciò che c'è già in Siria. Ma, in fondo, Hezbollah sta partendo proprio da lì, dove ha già pronti i nuovi arsenali bellici e 10 mila uomini.
Quello che ancora non riesco a prevedere è se Hezbollah verrà lasciato dalla Palestina con questo nuovo asse Hamas-Fatah (e godrà del solo appoggio di Iran/Siria/Nord Corea); oppure se questa “pace” fra Hamas e Fatah è solo uno specchietto per le allodole.
Un piccolo particolare sulla possibile guerra civile: negli anni passati il Libano ha accolto i profughi siriani che assieme ai profughi palestinesi già qui, sono andati a far triplicare il numero dei musulmani in Libano. I cristiani in Libano odiano i siriani ed i palestinesi, ma sarebbe meglio dire che li temono soprattutto numericamente. E c'è qualcun altro qui che teme..
Qualche mese fa la polizia libanese ha arrestato 4 uomini con l'accusa di essere pronti a farsi saltare in aria (kamikaze). 3 di loro sono morti nella prigione libanese sotto tortura. La gente si è incazzata e il governo libanese ha vietato qualsiasi manifestazione. Il governo libanese (corruttissimo) sta per portare il Paese vicino al crack finanziario e questo sicuramente sta preoccupando i principali collaboratori finanziari. In Europa i maggiori partner finanziari del Libano sono Italia e Francia.
L'Italia qui è dappertutto; addirittura nella piazza della zona governativa a Beirut c'è il palazzo delle Assicurazioni Generali che si impone sulla piazza. Direi che è più di una simbologia.
Il porto di Tripoli, distrutto da israele nel 2007, è stato ristrutturato splendidamente dall'Italia. Forse un modo per chiedere scusa al Libano, per aver appoggiato israele?

Buona parte dei danni dell'attacco israeliano del 2007 e della precedente guerra civile sono ancora lì, visibili e respirabili (ma di questi parlerò in un altro articolo). Tremo al pensiero dello scenario che si intravede.


mercoledì 11 ottobre 2017

70 MILA DISPERSI

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano.
Come avevo già scritto, c'è una casa distrutta dalla guerra civile a Beirut, che viene chiamata "la casa gialla". E' l'unica che è stata resa museo grazie alla caparbietà di una donna architetto che ha fatto un lavoro enorme. 20 anni per realizzarla causa corruzione esistente nel governo libanese. La donna non ha mollato. Non ha toccato le pareti crivellate dagli spari nè le parti distrutte se non con vernici trasparenti per impedire che si sgretolassero. Ha lasciato tutto com'era; per non dimenticare nè cancellare.
Al suo interno, un'altra donna, ha creato una mostra bellissima. Due piani di questa mostra sono dedicati ai "dispersi" della guerra; l'artista ha installato 70 mila bacchette verdi accompagnate da una poesia con la sua voce e dalle pareti piene di fori dei proiettili.
70 mila come il numero dei "dispersi".
Perchè, questo, oggi? E perchè voglio divulgarlo?
Perchè la guerra in Libano sta per scoppiare un'altra volta.


Biblos

Oggi ho visto Biblos, dove è stata inventata la scrittura.

Non mi è piaciuta, non è posto per me. Ho sentito la stessa energia negativa di quando ero nella guest house sulla montagna. Quindi ho cercato di capire da dove usciva quest'energia negativa....
Biblos è architettonicamente bella, ma è stata trasformata in suk per ricchi con negozi di souvenir (dove il 90% dei prodotti non è del Libano) e ristoranti con "happy hour". Non vedi in giro l'uomo del caffè con il suono tipico che fanno con le tazzine in mano, nè i carrettini della frutta, nè i chioschetti dei succhi di frutta o similari.
La "comunità cristiana" ha spazzato via tutto per far spazio al Diodenaro.
Vengo da un Paese che è "cristiano" e non faccio discriminazioni di religione..non me ne frega nulla se credi o non credi e in che dio credi...
Ma la realtà cristiana che ho trovato qui in Libano, mi ha veramente rotto i coglioni. Non sono ospitali, pensano solo ai soldi, sono rudi e brutti.
Così come ho sentito l'energia negativa sulla montagna, l'ho sentita anche oggi; sono le persone che la vivono, questa terra, a farla oro o merda.
Quindi, pubblico solo la foto di una porta del suk piena di scritte di chiunque, e il mare, che come qui a Biblos non l'ho visto in altra parte del Libano. Del "perchè" il mare sia così solo qui, lo spiegherò in un video report quando torno.


domenica 8 ottobre 2017

UNA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE III PARTE: FINE



“Dove eravamo rimasti?” diceva Enzo Tortora quando riprendeva Portobello.....
Ero nel buco del culo di una realtà cristiana, imperialista, schiavista, capitalista. Il penultimo giorno alla guest house (per onestà non la chiamo più fattoria), mi hanno comunicato che toglievano la stanza perchè nel week end era pieno di clienti; mi mettevano a dormire nella dispensa, per terra.
Sinceramente, un po' perchè non sono riuscita a portare nessuna aria di libertà per queste persone, un po' perchè anche io ho patito; ho rivoluzionato i piani di viaggio.
Abbiamo lasciato ieri la guest house ed ora siamo a Tripoli (sempre in Libano, non in Libia).
Sono venuta qui con l'idea che la proposta era interessante: aiutare dei poveri contadini sulle montagne del Libano nei lavori della fattoria. Ho trovato una guest house fatta da ricchi, per ricchi che sfrutta i migranti e i volontari come me. Ho trovato una valle (in mano ai cristiani come se fosse una roccaforte) ostile, non ospitale fino all'ultimo momento.
Per venire via da lì ho fatto l'autostop....in Libano..Il tipo che si è fermato con l'auto diceva di fare il cuoco, ma credo fosse dei Mukabarak. Dapprima ha dimostrato il suo potere mettendo paura con la velocità dell'auto; poi cambiando strada, prendendone una secondaria non popolata, poi con i suoi discorsi razzisti e fascisti verso i siriani ed i palestinesi.
Ah, faccio un passo indietro: siriani e palestinesi non sono ben visti qui. Un po' per vicende storiche un po' per il numero dei profughi in continuo aumento.
Una volta ripresa la strada principale, dovevamo prendere l'autobus. Per una settimana nella guest house non ho mai dormito, nonostante la bellissima stanza, il silenzio ed il buon cibo. Non so perchè, ma l'energia negativa che emanava la terra e quella casa forse ha provocato il non dormire.
Torniamo all'autobus.... Felice di essere su un normalissimo autobus verso Tripoli, quando arrivo a destinazione ci chiedono di pagare per 4 perchè avevamo due valigie?!!!??
Di pagare per 4 perchè avevamo due valigie è la prima volta. Che tassisti, bus, baristi, etc.etc. cerchino di fregarti i soldi, accade dal primo giorno.
La Siria e la Palestina sono ad un'ora da qui. Un'ora.... che la smettessero con sto cazzo di nazionalismo e razzismo! Un'ora di strada sulla terra significa che siete/siamo gli stessi, forse anche parenti. Questa notte a Tripoli, in una stanza brutta, senza finestre, piena di zanzare e con il bagno in comune.. ho dormito fino al mattino.
A proposito di quest'ennesima esperienza nel Medio Oriente, mi viene in mente Frantz Fanon: “black skin, white mask” (pelle nera, maschera bianca).
Il razzismo ed il colonialismo non hanno alla base il colore della pelle, ma l'economia. Cristiani e musulmani che sfruttano i più deboli venerano solo il Diodenaro, non Cristo o Allah.
Ho abbastanza il morale sotto ai piedi perchè le aspettative per il ritorno in Medio Oriente erano altre ed anche perchè questo viaggio sono riuscita a farlo con i soldi che ho guadagnato pulendo i cessi in Spagna (e vengo qui e mi fregano i soldi...). Molti di voi mi hanno scritto che vorrebbero essere qui con me.
Beh, guardate, per me oggi è meglio non viaggiare e vedere. Forse non è più il tempo per farlo, forse sono i miei occhi ed il mio cuore che non sopportano più. Tornerò in anticipo sui tempi per vari motivi e mi ingabbierò nella mia nuova casa in sasso su in montagna. I lavoratori della guest house, invece, saranno lì...tutti i giorni ad ingoiare merda; perchè io confronto a loro sono comunque privilegiata.
Credo che in quanto tale, mi sia d'obbligo continuare a denunciare i crimini della “white people”, senza distinzione, come sempre. Sarà sempre un lungo lavoro anche se non sarò in prima linea.
Al prossimo report dal Libano. Per ora, alla storiella di aria di rivoluzione, metto la parola “FINE”.

p.s.:allego una foto della valle, giusto per rendere l'idea.... 46 chiese in una valle, migliaia di croci ad altarini. Questa non è quantità di fede, è quantità di potere. I cani per segnare il territorio pisciano, anche solo se hanno una goccia. Ecco, uguale.



giovedì 5 ottobre 2017

QUELLA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE - II PUNTATA


Quella piccola aria di rivoluzione che ieri mi era passata sotto al naso, era solo aria del mio culo molto probabilmente.
Ecco cos'è accaduto oggi...:

  1. La ragazza etiope era contenta che il padrone schiavista aveva cazziato la donna vietnamita perchè qualche giorno fa, le due, avevano litigato per un paio di calzini spariti.
  2. La donna vietnamita ha ricevuto il messaggio della “madam” che quando tornerà dal suo viaggio in Uzbekistan, metterà le cose a posto e ha richiamato alla sua responsabilità di non lasciare la guest house scoperta. Quindi, oggi, era qui a lavorare tutto il giorno di nuovo.
  3. E' già arrivato un altro ragazzo dalla Siria per sostituire quello che se ne è andato.
  4. Abbiamo lavorato tutti più di ieri.
  5. Tutto oggi sembrava come se ieri fosse ieri; nulla era accaduto.

Questa piccola realtà rispecchia benissimo le battaglie che continuiamo a perdere.
E nessun rivoluzionario verrà qui a fermare questi schiavisti, perchè oggi, i rivoluzionari si muovono per motivi economici (Hezbollah compreso).
Ieri notte ho dormito tutta la notte e senza incubi, era la prima volta da quando sono qui. C'avevo creduto, cazzo.
Chi nasce sognatore in un mondo così di merda, vive di merda per tutta la vita e passa tutta la vita a lottare sognando il lieto fine.
Mi piacerebbe un casino chiudere questo racconto con un lieto fine come i film sion-americani fanno.

Ci credo ancora, è per questo che ho scritto “seconda puntata” e non “fine”.

mercoledì 4 ottobre 2017

UNA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE




Vi racconto la storia che stiamo vivendo, qui, su una montagna del Libano.
Io e G. siamo venute qui tramite Workaway (in pratica con qualche ora di lavoro al giorno, in cambio hai vitto ed alloggio). Il luogo veniva decantato come fattoria, ma in realtà ci siamo subito rese conto che è una guest house per ricchi; molto new age ed anche shabby. I proprietari sono degli schiavisti che fanno lavorare il personale per circa 16 ore al giorno. Ci sono due ragazzi siriani, una ragazza etiope ed una donna vietnamita. Quest'ultima è qui in Libano da 12 anni, da due anni in questo posto. E' la cuoca, ma è anche diventata la persona con la maggiore fiducia da parte della signora ( o come la chiamano loro, della “madam”).
Ebbene, la madam ed il figlio forse si aspettavano che anche noi lavorassimo 16 ore al giorno senza fiatare e soprattutto senza mangiare. Io e G. abbiamo preso le distanze ed imposto i nostri ritmi.
Non so se questo sia stato preso dal gruppo di lavoro, come un'aria nuova. Fatto è che dopo il primo giorno passato con loro a filtrare l'aceto di mele (quantità industriale) e raccogliere le noci e fare le pulizie.... c'hanno visto come “dei loro” e non come “white people”. Ad uno dei due ragazzi siriani è arrivata la notizia che il padre era morto, in Siria. Decide di rientrare subito in Siria, ma quando ha tutti i documenti ed è all'aeroporto comunica che non tornerà più qui perchè è stanco del troppo lavoro. Ieri la ragazzina etiope ha piantato i piedi per avere i suoi giorni di riposo che ha di diritto. Oggi... l'altro ragazzo siriano ha comunicato al proprietario che domenica tornerà in Siria e non tonerà più. Dopo però, c'è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso:
Oggi a pranzo c'erano 25 persone, poi il figlio ne ha aggiunte altre 2 e quando avevano finito di mangiare, sono arrivate altre 3 persone. La ragazza vietnamita è da ieri sera che stava attaccata ai fornelli per preparare il pranzo. Il proprietario oggi ha avuto la brillante idea di far fare anche la marmellata (oltre ad avere aggiunto, come ho già detto, altri commensali). Così la poverina, disfatta ed in totale panico perchè non c'era più cibo, si è dimenticata di servire uno dei due dolci.
Alle 19,00 il proprietario se ne è andato, io ero ancora attaccata al fuoco a cucinare la marmellata e la donna vietnamita era già in cucina a preparare il pranzo per altre 30 persone per domani.
Dopo circa 20 minuti il proprietario l'ha chiamata al telefono dicendole che se faceva un altro errore così, non le avrebbe pagato gli ultimi due mesi di lavoro. Lei ha iniziato a rispondergli che giornate così sono insostenibili e che lui se ne fregava del personale lavorativo. Risposta di lui...alla persona di fiducia che lavora 16 ore al giorno..: “puttana”.
Lei è andata fuori di testa e gli ha comunicato con un messaggio vocale che domani sarà il suo ultimo giorno di lavoro qui e che torna in Vietnam.
Non tengo certo le parti di Hezbollah, ma gentaglia capitalista/colonialista/schiavista così, meriterebbe che Hezbollah (che oltretutto sta nella vallata qui a fianco) venisse qui a tagliargli la testa e a consegnare la pseudo fattoria a questi lavoratori.
Non so se io e G. abbiamo portato involontariamente aria di rivoluzione o se semplicemente siamo arrivate quando il gruppo era già pieno di ingiustizie ed è esploso. Non so nemmeno dove cazzo andremo io e G. domani e la situazione non è certo delle meglio. Ma, sono certa, di preferir vivere una rivoluzione che dover accettare ingiustizie senza saper come cambiarle, solo per avere un letto ed un pasto. Anche se sono su una montagna in Libano.

Seguiranno aggiornamenti sulla rivoluzione di Mohammed, Bassel, Uan e Mabel.

domenica 1 ottobre 2017

.....NO....

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. In questi giorni, per puro caso perchè a Beirut giriamo sempre a piedi, sono incappata in due zone di povertà estrema. Il primo motivo per il quale sono venuta qui era andare nei campo profughi e documentare come faccio sempre. Ho decisamente cambiato idea e spiego perchè..
Cosa vado a fare nei campi profughi del Libano? A vedere come stanno? Io lo so già come stanno, di merda. Stanno come i profughi in Palestina e in Giordania.Forse un pò peggio o forse un pò meglio. Ma, davvero, per fare qualcosa, devo andare lì stile "white colonialism", puntargli la telecamera, invadere le loro vite, la loro dignità e filmarli? So già che stanno di merda, se voglio fare qualcosa non serve intromettermi con la violenza della telecamera nelle loro vite.
Lotto tutti i giorni per la libertà di tutti, ho sacrificato la vita per questo. Il mio pensiero non cambia, ma non è necessario stuprare gli occhi di un bambino con lo zoom. Quindi, di seguito un breve messaggio:
"dear brothers and siters in the refugee camp in Lebanoon and in the world, I will not come to visit you, because I know you have a shit life, without rights, without freedom, without water. It's not necesary that i come to visit you and put my camera in yours faces and in yours life and kidnapping yours dignity. I fight evry day for the freedom of evryone, the yours too. I will continue to fight and what I will do, doesn't depends if I visit you or not with a videocamera. I know what there's in your children's eye, without a zoom. I think, maybe, it could be good make a movie about the "white colonialism"... I feel confortable shot by a videocamera to the "white people". 
All my respect.". 

giovedì 28 settembre 2017

UNA FRECCIA NEL CUORE: BEIRUT



E' il mio primo giorno in Libano e voglio vedere Beirut per iniziare a capire un po' di questa terra. Ho camminato tutto il giorno e ricevuto un dono: per puro caso ho trovato un “museo” che sta per essere aperto e siamo entrate. (alcuni piani non sono ancora finiti). E' la “casa gialla” sulla linea verde. La linea verde è una strada che durante la guerra era piena di cecchini. Tutti gli abitanti, pertanto, abbandonarono quella strada e la vegetazione iniziò a crescere, a crescere con il tempo e a renderla, appunto, verde. Fra i tanti grattacieli che ora popolano Beirut, ci sono diversi palazzi bombardati. La casa gialla è uno di questi.
Ebbene, anni ed anni di lavoro ne hanno fatto un museo aperto a tutti gratuitamente. La particolarità è che è stato lasciato tutto intatto. Addirittura spruzzando una colla trasparente sulle pareti per non far sgretolare quei muri pieni di storia. Al suo interno un'artista donna ha commemorato ciò che è stato. Due piani sono pieni di bacchette di legno verdi. Esattamente sono 70 mila, come il numero dei dispersi (quindi che ancora oggi non si trovano i corpi) durante i bombardamenti. All'installazione si aggiunge un effetto sonoro e la poesia in voce dell'artista. Toglie il fiato.













Altri edifici portano i segni dei bombardamenti, come l'hotel holiday inn sul lungomare.
Tutto questo, ripeto, fra grattacieli, centri commerciali, luci, auto, etc.etc.
La maggior parte dei nuovi edifici sono vuoti; le case bombardate sono anch'esse vuote...
E' nella periferia che si concentra il traffico ed il maggior numero di persone, di rumori, di inquinamento, di spazzatura. E' stato sovente vedere persone (vecchi e bambini) rovistare nella spazzatura. Più di una volta, abbiamo incontrato bambini fatti duri di droga.
Sono le diverse facce di Beirut che si incontrano e si guardano negli occhi. Le case bombardate non vengono demolite, quindi non c'è voglia di dimenticare.
L'impressione che ho avuto (ma può essere che cambi, visto che è stato solo un giorno) è questa:
ok, qui non c'è israele e nessun israeliano può entrare. Ci sono però gli stessi problemi della Palestina, ma ingigantiti all'ennesima potenza. Migliaia di rifugiati dalla Siria e dalla Palestina, milizie, bande, droga, case vecchie e nuove vuote, centri commerciali, devastazione del territorio. La mia impressione è che tutto stia per esplodere.
Beirut è il centro economico e finanziario del Medio oriente. L'Italia e la Francia sono i migliori partner del Libano finanziario. Mi sembra tutto legato ad un filo...

p.s.: non pubblico molte foto né i video che ho fatto perchè ne farò un video report più completo al mio ritorno.